Il nostro Paese si appresta a recepire in ritardo il testo; il nodo discrezionalità

L’emergenza coronavirus ha impedito la discussione in Parlamento di un provvedimento che, paradossalmente, ha a che fare proprio con l’esposizione dei lavoratori ad agenti che possono compromettere la salute dei lavoratori. La scorsa settimana, infatti, era in programma un’audizione parlamentare, più volte rinviata fino ad essere definitivamente cancellata, sulla attuazione nel nostro Paese della direttiva numero 2398 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2017. Tale direttiva affronta una tematica che, come dimostra il caso coronavirus, rischia di essere sempre più presente a livello globale, vale a dire la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da una esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni durante il lavoro. In questo senso, è sufficiente ricordare come dagli anni sessanta sono almeno sette le mutazioni nel frattempo intervenuti fino al Covid-19. Tornando alla direttiva europea, essa presenta un limite significativo sul versante dell’informazione ai lavoratori, in quanto lascia una eccessiva discrezionalità agli Stati membri, in prima battuta, e allo stesso medico competente, in seconda. Positivo, invece, l’allargamento del campo di applicazione: la direttiva, infatti, estende la tutela sanitaria ad una serie di agenti prima esclusi, rendendo peraltro più stringenti i valori massimi sopportabili, in particolare sulle polveri di legno duro.