Nel 2018 mise in guardia da una possibile “malattia X”
Nel 2018 alcuni ricercatori dell’OMS – l’Organizzazione mondiale della Sanità – avevano scritto un rapporto che oggi sembra una profezia. Oltre a sottolineare che le malattie conosciute – qualche esempio? L’ebola e la febbre emorragica Congro–Crimea, tanto per citarne un paio – avrebbero rappresentato un problema concreto e si invitava quindi la comunità scientifica a sviluppare nuovi vaccini, nel report i ricercatori parlavano del possibile pericolo causato da una cosiddetta “malattia X”, termine usato per indicare una malattia (ancora) sconosciuta ma che avrebbe potuto scatenare un’epidemia. Nel metterci in guardia, l’OMS ne tracciò un identikit. A leggerlo oggi l’identikit coincide con quello del nuovo coronavirus. Secondo i ricercatori, la “malattia X” sarebbe stata causata da un virus nato negli animali e sarebbe comparsa in uno di quei Paesi dove le condizioni economiche impongono agli umani di vivere a stretto contatto con gli animali selvatici. E ancora: la malattia sarebbe stata scambiata con altre malattie. Ciò ne avrebbe favorito la diffusione: gli infetti avrebbero poi raggiunto altri posti del mondo, contagiando altre persone. Pur avendo un tasso di mortalità più alto, la “malattia X” si sarebbe diffusa come l’influenza. I mercati finanziari sarebbero entrati in crisi, senza che la malattia non si sarebbe trasformata in una pandemia. Detto altrimenti: la “malattia X” è la Covid-19.