I “vorrei, ma non posso” della previdenza complementare


La seconda gamba è fondamentale, ma mancano incentivi fiscali veri

Come un videogame, siamo giunti al quarto appuntamento dei cinque messi in preventivo dalla ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, per snocciolare tutti i vari aspetti che attengono al mondo delle pensioni. L’appuntamento odierno, che ha visto al tavolo di confronto prima Ugl, Cisal, Confsal, Usb e altre sigle del pubblico impiego e dei dirigenti e poi Cgil, Cisl e Uil, è servito per fare il punto sulla previdenza complementare. La cosiddetta seconda gamba, laddove la prima è rappresentata dalla pensione targata Inps, è destinata, nel tempo, ad avere un peso sempre maggiore per effetto della riduzione degli assegni pensionistici, causata dal passaggio al sistema di calcolo contributivo. Per tale ragione, prima l’Ugl e poi le altre sigle hanno insistito affinché il governo riveda l’attuale normativa fiscale, che negli anni è sensibilmente peggiorata sia sul versante della tassazione che su quello della possibilità di portare in detrazione i versamenti volontari. Non convince, fra le altre cose, la proposta del presidente Pasquale Tridico di creare un fondo di previdenza complementare pubblico presso l’Inps. Il quinto ed ultimo confronto, ancora non in calendario, riguarderà il tema della non autosufficienza. Al termine, fra le fine di marzo e i primi di aprile, sarà la ministra Catalfo a tirare una prima somma delle varie posizioni emerse e delle proposte del governo.