di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sappiamo bene quanto il Sud abbia bisogno di più attenzione per riuscire a superare uno stato ormai cronico di difficoltà economica, sociale ed ora anche demografica. Lo diciamo da tempo, abbiamo anche stilato un programma dettagliato di proposte dell’Ugl per il Mezzogiorno, il “Sud Act”, che proponemmo  diversi anni fa. Il nuovo piano per il Sud del governo, quindi, è il benvenuto. Interventi per un valore complessivo considerevole, 123 miliardi di euro. Fondi da utilizzare per la scuola, gli asili nido e altre strutture per potenziare assistenza e welfare. Le infrastrutture: strade, ferrovie, trasporti locali, porti. L’obiettivo di compiere una svolta ecologica nell’energia, nella gestione del ciclo dei rifiuti, nell’attenzione verso il territorio e il patrimonio boschivo, con una riforma della gestione forestale. L’intenzione di utilizzare tutti e bene, finalmente, i fondi europei. Il potenziamento delle No Tax area e delle Zes. L’innovazione, la ricerca. Perfino l’idea dei contratti di filiera e di distretto nell’agroalimentare e la creazione del “Cantiere Taranto”. Molti interventi su settori importanti, quindi. Nonostante ciò non riusciamo a entusiasmarci troppo: spesso e volentieri buone intenzioni come quelle espresse dall’esecutivo restano sulla carta, a sommarsi ad altri libri dei sogni irrealizzati. I fondi si disperdono nelle lentezze burocratiche e in gestioni poco accorte. Non riusciamo a entusiasmarci se a formulare le promesse c’è, ora con la stampella dei grillini, il solito Pd, ossia un partito che è stato sempre al governo nazionale negli ultimi anni, se si esclude la parentesi gialloblu, ed ha anche amministrato, e piuttosto male, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Calabria, tanto da essere sconfitto in tutte le ultime elezioni. Dato poi che fra poco, a maggio, si voterà anche nelle restanti regioni del Sud, Puglia e Campania, a voler essere ancora più caustici, viene il sospetto che il “piano per il Sud” non sia altro che un anticipo di campagna elettorale, per cercare di arginare il previsto en plein del centrodestra. Sorge qualche dubbio se un governo traballante come quello attuale si cimenta in un progetto che dovrebbe essere portato a compimento nel 2030, tra dieci anni un paio di legislature, salvo scioglimenti anticipati. Meglio fare un piccolo e tangibile passo alla volta. Insomma, per il bene del Sud, speriamo che l’impegno sia reale e non si riduca alla solita retorica vuota, anche perché la situazione è seria, non solo nel Mezzogiorno ma in tutto il Paese, e serve concretezza. Certo, se il buongiorno si vede dal mattino, il fatto che sulla copertina del documento del governo per il piano per il Sud abbiano messo una foto del golfo di Trieste – volutamente, ha detto Provenzano, come chi fa una gaffe e cerca di rimediare dicendo che era fatto apposta – non è molto confortante.