Locomotive ferme


Non solo l’Italia, ma anche Francia e Germania crescono poco. Le economie più forti arrancano e l’Europa rallenta

Non per sminuire l’ultima posizione dell’Italia nella classifica dei Paesi Ue in quanto a crescita (Pil), sebbene più che una novità si tratti di una ennesima conferma del male endemico rappresentato proprio da quello “zero virgola” a cui il nostro Paese sembra essere inchiodato, ma la notizia realmente preoccupante è che al penultimo e al terzultimo posto vi siano Francia e Germania, le cosiddette locomotive d’Europa. Senza dimenticare che l’Italia come economia si gioca il secondo o il terzo posto nel Vecchio Continente. Nei dati diffusi ieri dalla Commissione Ue dopo i terzultimi Paesi – ribadiamo i più importanti d’Europa in termini economici nonché politici – seguono a salire niente di meno che Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Spagna. Dal primo in classifica in giù troviamo invece Malta, Irlanda, Ungheria, Slovenia, Lussemburgo, Lituania e Grecia, alla quale è stata stimata una crescita economica del 2,4 per cento nel 2020 contro il 2,3 delle precedenti previsioni e del 2 per cento nel 2021. Sappiamo tutti che in Grecia non vige il benessere, soprattutto per i cittadini, ma tant’è. La classifica sembra quindi rappresentare un vero e proprio rovesciamento non solo del valore economico dei Paesi leader d’Europa e, fatto ancora più sconcertante, anche della perdita della loro stabilità politica. Sì, l’Italia resta il Paese dell’Ue con la crescita economica peggiore, ma le cose non vanno meglio per gli altri due più grandi Stati membri. La Germania, che già ha registrato la crescita più bassa dopo l’Italia nel 2019 (0,6%), dovrebbe restare al penultimo posto con l’1,1% nel 2020 insieme alla Francia e con la stessa percentuale. Secondo le previsioni per la Francia dovrebbe andare appena un po’ meglio nel 2021, quando il Pil arriverà all’1,2%, mentre la Germania resterà all’1,1%. Un po’ più alte sono le cifre della crescita media prevista per l’Ue e pari all’1,4% sia nel 2020 che nel 2021 (dopo l’1,5% del 2019), mentre quella dell’Eurozona è dell’1,2% in tutti e tre gli anni. Dunque si va indietro invece che avanti. Non è a caso è in corso un processo di revisione del Patto di stabilità dell’Eurozona, già in ritardo, mirato a un trattamento più favorevole alla spesa per gli investimenti verdi. Una mossa che tuttavia potrebbe anche sconvolgere gli attuali equilibri industriali. Staremo a vedere, la speranza non è mai l’ultima a morire, che così non si poteva andare avanti lo avevano già detto i tanto vituperati sovranisti.