di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Mentre il teatrino dei ricatti sulla prescrizione – puramente politico, perché puntato sulla sopravvivenza del Governo per mero opportunismo mediatico –, tra Iv e M5s, continua senza alcun rispetto del diritto e senza riguardo alcuno verso i reali interessi di un Paese che, invece di crescere, sta tornando a decrescere, qualcuno deve aver deciso che l’Italia da Patria del sovranismo deve ritornare ad essere Patria di un nuovo (perché mai sopito) giacobinismo. D’altronde cos’altro sarebbe potuto scaturire dal connubio giallorosso e dal rapporto tra pentastellati e una parte della magistratura, da qualcuno definita “manettara”? Appunto la riforma di una norma, la prescrizione, che prima prevedeva, al trascorrere di un certo periodo di tempo, l’estinzione di un reato – in quanto ispirata al principio della ragionevole durata del processo, sancito anche nella Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – e che adesso prevede il blocco della prescrizione viene applicato solo ai condannati. In appello, in caso di assoluzione, l’imputato potrà recuperare i termini di prescrizione rimasti bloccati mentre rimane valida in caso di condanna. Si potrà così perseguitare a vita un presunto innocente, visto che nel nostro diritto e nella nostra procedura penale, esiste il principio della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva. Se si sofferma l’attenzione sul pervasivo fenomeno della corruzione e del malaffare, ancora vivo e vegeto nonostante la feroce stagione di “Mani pulite”, e sulla lungaggine dei processi e delle decine di migliaia di procedimenti che non riescono ad essere celebrati, intasando così le aule dei tribunali e, ciò che è peggio, negando la giustizia, non solo si sceglierebbero acriticamente le argomentazioni dei giustizialisti, ma soprattutto si perderebbe la visione di insieme, necessaria per trovare adeguate soluzioni. La visione d’insieme è che all’Italia occorre una vera riforma della giustizia, prima ancora che della prescrizione, non solo perché nel caso in questione si è deciso di candire la ciliegina prima ancora di avere la torta, ma anche per ovvie ragioni squisitamente giuridiche e economiche. Un sistema industriale attrattivo poggia, infatti, su un sistema istituzionale e giuridico efficiente. Quello che si viene ad instaurare, con la riforma della prescrizione targata M5s, non è un sistema più spedito e corretto, ma una specie di regime del terrore che non andrà “soltanto” a infierire sia sui corrotti o su politici imputabili o meno di un qualsiasi reato sia su qualsiasi altro comune cittadino che, tra l’altro, in quanto tale ha al suo arco meno armi e risorse per difendersi. Se il ragionamento non fosse chiaro, vale la pena ricordare due “perle di saggezza” del magistrato Piercamillo Davigo, oggi presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di cassazione e membro togato del Consiglio superiore della magistratura, nei primi anni Novanta membro del pool di Mani Pulite, secondo il quale «un innocente è un colpevole che l’ha fatta franca» e «gli unici errori giudiziari sono le assoluzioni».