di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Alla fine Donald Trump è stato assolto da tutte le accuse che gli erano state rivolte nell’ambito del cosiddetto “Ucrainagate” ed è stata quindi archiviata la procedura di impeachment nei confronti del Presidente americano. E questa, al netto di tutte le possibili considerazioni politiche, positive e negative, in merito alla sua presidenza, è una buona notizia. Il perché è presto detto ed è facilmente riassumibile nell’immagine della speaker democratica della Camera statunitense, Nancy Pelosi, che, con un gesto stizzito, straccia una copia del discorso di Trump mentre lui sta parlando nell’Aula. Ovvero è inaccettabile che, negli Usa e non solo, ci sia una classe dirigente democratica che non solo svolge il ruolo che le è proprio di opposizione nei confronti della controparte politica, ma che arriva a mettere in discussione la stessa legittimità dell’avversario, utilizzando tutte le armi a sua disposizione, in primis quella giudiziaria, con accanto il megafono della stampa, quasi tutta schierata a sinistra, attraverso accuse pretestuose, al fine di togliergli la stessa agibilità politica. A questo tipo di scontro senza esclusione di colpi, teso unicamente a demonizzare l’avversario senza alcun rispetto per il responso delle urne, ultimamente stiamo assistendo un po’ troppo spesso. Specie da quando le istanze conservatrici hanno assunto connotazioni politiche nuove, improntate su una visione volta a riformulare i contorni della globalizzazione in senso maggiormente sovranista, raccogliendo consensi crescenti e mettendo in crisi una sinistra ormai ridotta a paladina dello status quo e dei poteri forti. L’astiosità dei democratici appare ancor più grave e pericolosa a causa dei suoi legami troppo stretti con il cosiddetto “deep state”, che rende non solo sleale, ma anche impari il confronto. Che la sinistra, al di là come al di qua dell’Atlantico, si impegni a convincere i cittadini in merito alla bontà delle proprie idee, se può, anche se gli abitanti dei Paesi occidentali, dopo averle sperimentate per anni, ne hanno evidentemente abbastanza. Oppure che provi, finalmente, ma la speranza che ciò avvenga è appesa a un filo, ad analizzare meglio la realtà e a modificare le sue proposte, comprendendo che errare è umano – sui temi economici, sociali, sulla sicurezza, sulle questioni identitarie – ma perseverare è diabolico e soprattutto non convince più l’elettorato. Cercare di ribaltare i risultati delle elezioni con ogni mezzo per tornare al potere non è certo la soluzione più giusta e rispettosa dei principi democratici. Per fortuna negli Usa questo tentativo è andato a vuoto, ci auguriamo che anche nel nostro Paese quanto prima si possa avere un confronto politico leale e rispettoso della volontà popolare e che finisca presto l’era delle accuse iperboliche verso gli avversari politici e urne blindate a costo di maggioranze acrobatiche.