La magistratura tedesca ha finalmente confermato la condanna nei confronti dei due manager della Thyssenkrupp, Espenhahn e Priegnitz, che, nonostante la sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 2016, rientrati in Germania erano ancora a piede libero, a differenza degli altri quattro dirigenti condannati, italiani, in cella già da due anni. Tutti e sei erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo, omissioni di cautele antinfortunistiche e incendio colposo aggravato per l’esplosione nello stabilimento di Torino avvenuta la notte del 6 dicembre 2007 che aveva provocato la morte di sette operai. Ora che il tribunale competente tedesco ha dichiarato attuabili le condanne inflitte in Italia, anche per loro dovrebbero aprirsi le porte delle carceri tedesche, sebbene con pene più lievi rispetto a quelle stabilite dalla nostra giustizia. Espenhahn e Priegnitz in Italia erano stati, infatti, condannati rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e 6 anni e 10 mesi, ma in Germania il massimo della pena prevista per i reati da loro commessi è di cinque anni. Un castigo piuttosto lieve rispetto alla gravità di quanto avvenuto. Non solo: ancora bisogna aspettare per sicurezza l’esecuzione della condanna, nel timore che i due, che hanno presentato un ulteriore ricorso, possano ancora una volta farla franca. Comunque, nonostante si potesse fare di più e prima, con questa decisione si è fatto un passo in avanti, che certamente non cancella la tragedia, ma che ristabilisce, almeno in parte, la giustizia nella direzione che qualcuno, anche qui da noi, avrebbe voluto evitare. Ossia decretare un importante precedente giuridico, ora riconosciuto anche oltre confine, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che si potrà – speriamo – applicare anche ad altri casi analoghi. Ricordiamo l’increscioso episodio degli applausi rivolti da un gruppo di industriali a uno dei manager ora condannati anche in Germania. Non è certo abbassando la soglia delle tutele per i lavoratori nella vitale materia della salute e della sicurezza che si può pensare di fare impresa o di attrarre investitori esteri. Le aziende vanno supportate snellendo e accelerando le procedure burocratiche, rimodellando il sistema fiscale, dotando il Paese di un sistema infrastrutturale adeguato; non certo tollerando lassismo e negligenza in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Questa condanna ha ulteriormente confermato il fatto, inaccettabile, che i dirigenti della Thyssenkrupp, in previsione dell’imminente chiusura dello stabilimento torinese, che sarebbe avvenuta pochi mesi dopo la tragedia, per investire altrove, avevano consapevolmente trascurato i sistemi di prevenzione antincendio e antinfortunistici, tra l’altro anche cercando di imputare la tragedia alla distrazione degli operai coinvolti. Ora ci auguriamo che chi ha barattato i propri dividendi con delle vite umane possa finalmente pagare per le proprie colpe.