di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
“Se il Paese avesse un solo sindacato sarebbe meglio. Il sistema industriale è uno solo, al suo interno ci sono diverse proprietà. Sarebbe meraviglioso che succedesse la stessa cosa con i sindacati”. Con queste affermazioni, rilasciate pochi giorni orsono nel corso di un evento di Confindustria, il professor Prodi non solo ha dimostrato di conoscere assai poco e superficialmente il mondo produttivo italiano e le realtà che lo rappresentano, sia dal lato datoriale che sindacale, ma ha anche rivelato un’inquietante propensione al pensiero unico. Dal punto di vista delle imprese, è ben chiaro il fatto che l’associazione di Viale dell’Astronomia rappresenta solo una parte delle aziende italiane, lasciando fuori, ad esempio, tutte quelle piccole attività che pure costituiscono un fondamentale pilastro del nostro tessuto produttivo. È bene, quindi, che, oltre a Confindustria, indubbiamente autorevole, anche tutte le altre voci siano rappresentate e adeguatamente ascoltate. Passando al lato che più ci riguarda e interessa, quello delle organizzazioni sindacali, il pluralismo non è certo un vezzo, tantomeno un’inclinazione al particolarismo per farsi “concorrenza” di consensi e iscritti, come parrebbe pensare il professore. È, invece, un sistema indispensabile al fine di rappresentare sensibilità profondamente diverse. Del resto l’esperienza di un sindacato unitario c’è stata ed è terminata proprio per questo motivo. Anche perché, con il passare degli anni, nel confronto fra una visione improntata sulla lotta di classe e un’altra basata sui principi della partecipazione – con tutto quello che c’è nel mezzo, e non è poco, come ad esempio la dottrina sociale della Chiesa che ha ispirato il sindacalismo di matrice cattolica – è evidente, alla prova dei fatti, quale sia stata smentita dalla storia, sia dal punto di vista politico che da quello economico, e quale sia invece ancora attuale e attuabile. Verso quale modello dovrebbe tendere, quindi, un sindacato unico? Se Prodi si riferiva, invece, alla fusione della “triplice”, del resto ne aveva parlato lo stesso Landini, che si faccia pure, se le tre sigle riusciranno a trovare una sintesi, senza però la pretesa di rappresentare in questo modo l’intero panorama sindacale. Insomma, le affermazioni del professore lasciano perplessi, specie se si considera il fatto che qualcuno lo immagina addirittura in veste di prossimo Presidente della Repubblica. Questa tendenza ad omologare verso un pensiero a senso unico di suo gradimento non è certo garanzia di imparzialità, virtù necessaria al fine di ricoprire una carica tanto importante e delicata, tantomeno di rispetto per la Costituzione, che difende esplicitamente il pluralismo sindacale. Certa sinistra sta francamente passando il segno, mostrando un volto tutt’altro che rassicurante.