Allarme e psicosi da Coronavirus: nell’era della globalizzazione difficile isolarsi. In Cina 213 morti e 9700 casi confermati, 17 in Giappone, 5 in Germania. Diecimila i contagi nel mondo, venti i Paesi coinvolti.
Un altro effetto (indesiderato) della globalizzazione, la proliferazione dei virus e, con essa, la psicosi da contagio. Stiamo parlando ovviamente del Coronavirus, partito dalla Cina, il Paese più colpito. Oggi, per la prima volta, l’Italia ha decretato lo stato d’emergenza in conseguenza di un rischio sanitario legato alla diffusione di un virus, conseguenza sia dello «status di emergenza globale» annunciato dall’Oms sia del contagio di una coppia di turisti cinesi alloggiati in un albergo di Roma, tenuti ora sotto controllo allo Spallanzani di Roma. Dunque, stato di emergenza in Italia «per sei mesi, in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili» e stanziamento di 5 milioni di euro. Il virologo Roberto Burioni sostiene che «sono possibili altri casi sporadici», ma anche che «il Ssn è in grado di fronteggiarli», mentre un altro virologo, Giorgio Palù, trova «preoccupante la velocità di diffusione, ma rassicurante la mortalità bassa». «Le misure assunte – ha spiegato il ministro della Salute, Roberto Speranza – sono di carattere precauzionale e collocano l’Italia al più alto livello di cautela sul piano internazionale». Ma le critiche non hanno tardato ad arrivare. «Fatemi capire. I primi due casi di Coronavirus in Italia sarebbero sbarcati tranquilli a Malpensa il 23 gennaio e, senza alcun controllo, avrebbero girato per giorni mezza Italia, fino ad arrivare in un albergo nel pieno centro di Roma. È così che il governo tutela la salute e la sicurezza degli italiani?», ha attaccato Matteo Salvini, ricordando che «la Lega, da giorni, chiedeva la quarantena». Considerazioni che hanno scatenato le reazioni indignate della maggioranza, ma il pericolo non si può negare e neanche la psicosi. A cominciare dalle imprese che per il 60% temono il calo dell’export. La Società italiana di medicina d’emergenza si è raccomandata di «non recarsi nei pronto soccorso ospedalieri alla comparsa di semplici sintomi influenzali, ma piuttosto di rivolgersi al proprio medico di famiglia», ma i medici di famiglia lamentano di essere subissati da centinaia di telefonate al giorno. Se nel 2003 con la Sars si scelse come misura precauzionale la sospensione di Schengen, in Europa al momento ognuno si regola da sé, neanche a dirlo. L’Italia, come altri Paesi, ha deciso di interrompere tutti i collegamenti aerei da e per la Cina.