Matteo Salvini ha sostenuto di essere diverso dai suoi colleghi. «Sono il primo politico ad essere felice se lo mandano a processo», ha detto il leader della Lega, commentando il caso Gregoretti, all’indomani del voto della Giunta per le immunità del Senato, che ha approvato l’autorizzazione a processarlo, con l’accusa di sequestro di persona, perché quando era ministro dell’Interno, ha impedito per tre giorni lo sbarco di un centinaio migranti soccorsi dalla nave della Marina militare Gregoretti. Decisivi i voti a favore dei membri leghisti della Giunta: i partiti di maggioranza speravano di posticipare il voto, a dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, in programma domenica. «Se mi chiamano in tribunale – siccome non sarà un processo a un uomo, ma un processo a un’idea di un’Italia bella, sicura, libera – in tribunale aspetto anche voi», ha osservato Salvini, parlando nel corso di un comizio a Ozzano nell’Emilia, in provincia di Bologna. Perché si dice felice di essere processato? «Devono avere paura quelli che hanno fatto qualcosa di sbagliato, non chi ha fatto qualcosa di giusto», la replica (secca) dell’ex titolare del Viminale. Per quanto importante, il voto della Giunta non si traduce immediatamente in un processo: sul caso, adesso, dovrà esprimersi il Senato. L’Aula si riunirà il 17 febbraio. Salvini ha sostenuto sempre di aver fatto il suo dovere e che la decisione di impedire temporaneamente lo sbarco dei migranti era stata presa collegialmente dal Consiglio dei ministri. Cosa che il premier Giuseppe Conte ha negato: «La decisione specifica, se sbarcare, in quale momento, in quale ora, era competenza del ministro» Salvini «che l’ha rivendicata pubblicamente», ha detto oggi, parlando con i cronisti, a Firenze. Comunque, anche con il via libera di Palazzo Madama, non è detto che Salvini venga processato. Il motivo? Una volta ottenuta l’autorizzazione, il Tribunale dei ministri di Catania dovrà trasmettere gli atti al tribunale ordinario del capoluogo competente: il Tribunale di Catania. La Procura di Catania, però, si era giù espressa sul caso, chiedendo l’archiviazione.