Crollano soprattutto gli autonomi; giù Campania, Molise e Sicilia

Negli ultimi mesi, la situazione è, seppur di poco, migliorata, ma il dato resta drammaticamente incredibile. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, sempre attenta ad analizzare gli andamenti del mondo del lavoro, da prima della crisi ad oggi il nostro Paese ha perso quasi 2,3 miliardi di ore di lavoro, un numero enorme che, non essendo stato accompagnato da un miglioramento della produttività, è da iscriversi completamente alla casella delle voci negative di questo scorcio di secolo. Guardando al solo lavoro dipendente, il calo è più contenuto, nell’ordine del meno 0,4%, pari a 121 milioni di ore di lavoro in meno. Il restante, vale a dire 2,2 miliardi di ore in meno, è ascrivibile al lavoro autonomo che ha segnato una contrazione del 14,4%. La cosa ancora più grave è che tale crollo è arrivato proprio nel momento in cui le riforme del lavoro, prima la Fornero del 2012 e poi il Jobs act del 2015, unite al fenomeno della crescita del lavoro attraverso le piattaforme (rider e non solo, per intenderci), hanno favorito l’insorgere del lavoro autonomo in regime di monocommittenza, molto vicino ad un lavoro dipendente sotto mentite spoglie. La Cgia è anche andare a stimare il calo per territorio. La contrazione maggiore si è registrata nel Mezzogiorno (-1,4 miliardi di ore), in particolare fra Molise, Sicilia e Campania con una riduzione media del 10,7% e punte superiori al 12%.