Green Deal Ue: fumo verde


Negli occhi del ceto medio impoverito

Green è la nuova parola d’ordine, è la spezia che dà sapore a un piatto insipido, è il capo di abbigliamento che sta bene su tutto. La Commissione Ue guidata da Ursula Von Der Leyen ieri ha illustrato a Strasburgo i contenuti del suo Green Deal: mobilitati «almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti in 10 anni» per trasformare l’Europa nel primo continente “neutrale” dal punto di vista climatico entro il 2050. Che, a pensarci bene, fa un po’ ridere: è difficile immaginare che l’aria inquinata prodotta da altri continenti (Cina e India ad esempio) possa fermarsi ai confini d’Europa. Sognare è bello. Ma subito dopo bisogna chiedersi cosa comporterà la svolta verde in termini industriali e occupazionali. Gli ambiti d’intervento spaziano dai mezzi di trasporto, ai sistemi di generazione di energia, dall’efficienza energetica degli edifici, alle crisi industriali. Per aiutare il passaggio dei Paesi più dipendenti da economie legate al carbone – «dai minatori di carbone delle Asturie, ai raccoglitori di torba delle Midlands irlandesi» uomo avvisato mezzo salvato – la Ue, attraverso il «Just transition fund», il meccanismo per la transizione giusta, metterà sul piatto 7,5 miliardi di risorse “fresche”, parte delle quali, ha detto lo stesso il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, potranno essere utilizzate anche per l’ex Ilva di Taranto. Con Invest Europe, lo schema per gli investimenti gestito dallo stesso commissario italiano, saranno mobilitati circa 279 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per investimenti favorevoli al clima e all’ambiente. All’Italia andranno «centinaia di milioni», ha detto Gentiloni, «ma se pensiamo che soltanto con i denari aggiuntivi di questi 7,5 miliardi noi risolviamo i problemi della transizione ambientale credo che faremo un grave errore». Infatti il Green Deal intende contribuire per circa metà della cifra e i fondi messi a disposizione dalla Ue serviranno «da leva per favorire ulteriori investimenti». Dall’Italia giallorossa, già pronta alla svolta verde con la sua fallimentare quanto pericolosa plastic tax, è tutto un cinguettare di uccellini, mentre le grandi città (e non solo) sono soffocate dalle polveri sottili. Gualtieri, ministro dell’Economia su Twitter: «Con #EUGreenDeal impegno senza precedenti per la transizione ecologica… Con la #manovra2020 l’Italia ha posto le basi per giocare questa partita da protagonista». Lezzi (M5s), ex ministro Sud ha detto che «anche l’ex-Ilva sarà tra i beneficiari, così come la Sardegna e forse Piemonte e Lombardia», nonché «Bagnoli», e detto da lei non è poi così rassicurante. Ma il vero aiuto sarà la revisione delle regole sugli aiuti di Stato, prevista entro il 2021, anch’essa orientata a favorire l’afflusso di fondi verso settori industriali in difficoltà che necessitano di essere riconvertiti, e, compito di Gentiloni nel corso del dibattito si aprirà a febbraio, lo scorporo dal calcolo del deficit. Insomma, per i Dem tutto è possibile.