di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Entro gennaio il Governo dovrà decidere sulle concessioni ad Aspi, se debbano essere riviste o annullate. Non si tratta di una questione di poco conto e non certo per motivi meramente politici interni alla maggioranza, dato che le visioni tra M5s e Iv su questo tema sono contrapposte. Anche se proprio la sorte delle concessioni autostradali rappresenta uno dei maggiori scogli su cui si potrebbe infrangere il destino dell’Esecutivo, il tema, per importanza, va ben oltre. Quasi 3mila chilometri di tratte autostradali gestite da Aspi, che rappresentano un elemento fondamentale per il tessuto economico e sociale italiano. Un’azienda, che da una revoca rischierebbe un pressoché certo fallimento, con l’impossibilità a restituire quasi 11 miliardi di obbligazioni emesse, e con l’incertezza sulla la sorte dei più di 7mila dipendenti. D’altro canto, anche a detta del ministro per le infrastrutture, la piddina De Micheli, ci sono “troppe evidenze sulla scarsa manutenzione” che la società ha effettuato nelle tratte autostradali avute in gestione. Con la Corte dei Conti che certifica le inefficienze, in attesa dell’esito delle indagini in corso su diversi cedimenti, e mentre si aspetta anche di conoscere il contenuto del dossier allo studio del Governo, che ci sia molto da rivedere nel modo di amministrare le nostre autostrade è fuori da ogni dubbio. Nella speranza che si riescano a individuare quanto prima e con precisione le responsabilità, presenti e passate, per i cedimenti ed in particolare per il crollo del Ponte Morandi, che è costato la vita a 43 persone, senza considerare gli altri danni conseguenti: radere al suolo un intero quartiere, ricollocare centinaia di persone, ricostruire il ponte stesso, provvedere nel frattempo a soluzioni temporanee sia dal punto di vista abitativo che per la viabilità di Genova, fra l’altro sede di uno dei porti più importanti d’Europa. Insomma la faccenda è molto seria e, proprio per questo, il Governo dovrebbe affrontarla con altrettanta serietà. In caso di revoca si parla di indennizzi miliardari, conseguenze dal punto di vista finanziario, scudi penali, con un possibile passaggio di gestione, temporaneamente sembrerebbe, nelle mani di Anas. Occorre evitare, qualunque sia la decisione finale, scelte imponderate, per evitare situazioni analoghe a quanto accaduto in altri casi altrettanto spinosi. Si pensi all’ex Ilva, le cui sorti sono ancora appese a un filo. Occorre garantire la salvaguardia delle migliaia di lavoratori coinvolti, che non devono essere costretti a pagare per colpe altrui. E fare in modo che gli italiani possano contare su una rete autostradale pienamente efficiente e, soprattutto, sicura. Un banco di prova complesso, ma decisivo per la politica, che deve dimostrare con i fatti di essere capace di pensare finalmente e prima di tutto al benessere dei cittadini.