di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Come ogni anno, il discorso del 31 dicembre del Presidente della Repubblica rappresenta una cartina al tornasole, che rivela, tra quanto detto e quanto lasciato intendere, lo stato delle cose nel Paese dal punto di vista del Colle. Sempre ogni anno, il giorno seguente lo stesso discorso viene commentato, non tanto tra i cittadini quanto nella consuetudine giornalistica, con toni nella gran parte così ossequiosi da far pensare che il capo dello Stato, più che un ruolo di massima importanza e delicatezza politica nell’interesse del popolo italiano, abbia assunto una funzione quasi sacrale, in un’epoca in cui, peraltro, è considerato lecito dissacrare tutto. Sarebbe forse il caso, è appena passato Natale, di ricordare il famoso detto “dare a Cesare quel che è di Cesare” e così via, e quindi, seppure col massimo rispetto, di valutare le parole di Mattarella in modo più politico e meno fideistico. L’anno scorso, in pieno “governo del cambiamento”, il Presidente, non certo entusiasta dell’esperimento gialloverde, si era rifugiato col pensiero nell’immaginifico mondo di “felicizia”, un’Italia ideale, presumibilmente tale in quanto priva di sovranisti. Stavolta, invece, sarà che al governo è tornato, per il rotto della cuffia, il Pd, il Capo dello Stato è apparso più ottimista e speranzoso. L’Italia all’estero – adesso – piace. Ne siamo lieti, ma certo questo non consola i molti nostri concittadini in difficoltà, che le attuali politiche non stanno aiutando affatto. La crisi, economica, sociale, demografica, c’è ancora, eccome. Il “sospiro di sollievo” l’hanno tirato i potenti, non certo il popolo. Detto ciò, per superare le contrarietà, il disfattismo non aiuta e su questo ha ragione Mattarella nel sottolineare le grandi potenzialità del Paese, non solo dal punto di vista culturale e turistico, ma anche da quello politico ed economico, esortando tutti al massimo impegno e portando ad esempio dell’Italia migliore i Vigili del Fuoco e il Sindaco che nell’anno appena terminato si sono sacrificati per aiutare i propri concittadini. Ma al discorso del Presidente è mancato qualcosa: la capacità di guardare in faccia i problemi del Paese e denunciarli con forza. I toni più duri li ha rivolti a social e fake news, che nell’ordine delle preoccupazioni che tolgono speranza agli italiani non sono certo in cima alla lista, pochi i riferimenti al lavoro e alle diseguaglianze, molti all’ambiente, ai nonni, alle sardine. La speranza, che pure in tempi di crisi non deve mai mancare, non si accende con un ottimismo tranquillizzante dal sapore affettato, ma dando agli italiani la certezza di sentirsi compresi nei propri – gravi – problemi, indispensabile premessa affinché il popolo possa tornare a credere che il mondo politico, di cui il Presidente fa parte a pieno titolo, si impegnerà a risolverli.