Atac, i mezzi in fiamme impongono la revisione del Testo Unico


Salute e sicurezza non possono basarsi solo sul rispetto del Codice della strada

Quasi ottanta mezzi andati a fuoco in due anni. È questo il resoconto di quanto successo a Roma fra il 2018 e il 2019 sul versante Atac. L’ultimo autobus ad andare a fuoco, alle prime ore del giorno di domenica, quando, fortunatamente, sul mezzo era presente il solo autista che ha cercato in ogni modo di arginare le fiamme, non riuscendovi, però. Così, mentre l’amministrazione comunale esprime una certa soddisfazione perché gli incendi si sono comunque ridotti nel corso dell’anno che si sta appena concludendo, si riapre in maniera decisa la questione sicurezza sui mezzi pubblici, una questione che investe direttamente chi opera su tali mezzi, ma anche chi ogni giorno fruisce del servizio di trasporto locale per andare a lavoro, a scuola o semplicemente per muoversi da una parte all’altra di Roma. Dovrebbe essere ormai evidente una cosa: il solo richiamo al codice della strada non è più sufficiente ad assicurare le migliori condizioni del mezzo. Servirebbe quel salto di qualità, più volte sostenuto dai sindacati, principalmente alla federazione di categoria della Ugl e da qualche sigla minore, attiva in particolare fra i macchinisti della metropolitana, vale a dire superare il grande limite del testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che non considera il mezzo di trasporto quale luogo di lavoro. Viceversa, centrando l’attenzione sul mezzo, si garantirebbe una maggiore sicurezza per tutti.