Buoni o cattivi, giusto o sbagliato


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Le proposte andrebbero valutate in modo obiettivo, cercando di comprendere se siano giuste o sbagliate, nel primo caso supportandole e nel secondo chiarendo i motivi della contrarietà e poi, possibilmente, suggerendo alternative migliori. Spesso, invece, c’è la tentazione di giudicare non le idee, ma chi se ne fa portatore, accettando bonariamente quelle degli amici e rifiutando altrettanto aprioristicamente tutto quanto provenga dagli avversari. Senza entrare nel merito, ma per partito preso. Lo cantava anche Vasco Rossi: prima di dividerci in buoni o cattivi, dovremmo, invece, pensare a cosa sia giusto o sbagliato. È un vizio umano, a chi non è capitato. In particolare, però, è un tipico difetto della sinistra italiana. Se una proposta è buona, ma viene dalla destra o comunque non ha il marchio d’origine controllata dem, non si riuscirà mai a farla approvare e condividere dagli esponenti del mondo progressista. Può, invece, accadere che dopo qualche tempo la stessa idea sia ripresentata sotto mentite spoglie e fatta passare per farina del loro sacco. Ci siamo abituati, succede da decenni, ma ora sta accadendo piuttosto spesso. Da un lato, ad esempio, c’è il neo Commissario Ue Gentiloni, che, udite udite, parla di rivedere il patto di stabilità europeo. Sacrosanto. Ma perché, solo pochi mesi fa, quando a dirlo erano gli esponenti dell’allora governo gialloverde, la sinistra si stracciava le vesti parlando di irresponsabilità se non di lesa maestà? Non sarebbe stato meglio, dato che a quanto pare anche il Pd era d’accordo, mostrare per una volta un’Italia compatta di fronte agli interlocutori europei? Stessa cosa possiamo notare nell’intervista rilasciata oggi a La Repubblica da Maurizio Landini, esponente di primo piano della sinistra, stavolta non politica, ma sindacale. C’è un’evidente apertura collaborativa verso il nuovo governo, stavolta “amico”, al quale si suggerisce un patto, una grande alleanza per il lavoro, chiedendo ad esempio di cancellare il Jobs Act, ovvero la riforma del lavoro targata Pd, mentre solo poco tempo fa per quello “nemico”, nonostante misure importanti, che con tutta probabilità lo stesso segretario generale di Corso d’Italia non chiederebbe mai di cancellare, come Quota 100, decreto dignità e persino il RdC, e c’era un clima di diffidenza se non di malcelata ostilità. Non solo. Oggi Landini propone la partecipazione o addirittura la cogestione delle imprese da parte dei lavoratori, come l’Ugl sostiene da più o meno settant’anni. Ossia dalla propria fondazione. Noi, non volendo cadere nello stesso errore della sinistra, siamo favorevoli a un patto per il lavoro per salvare industria e occupazione, se ben fatto, e certamente anche alla partecipazione dei lavoratori, ci mancherebbe. Continuando così, forse tra qualche mese vedremo la sinistra fare le barricate contro il Mes.