Ilva, il governo ci crede, ma servono i fatti


Il ministro Patuanelli spera in una soluzione positiva; i tempi stringono

Soltanto nelle prossime ore o, ancora più verosimilmente, nei prossimi giorni sapremo se l’ottimismo del governo, ad iniziare dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e, soprattutto, del ministero dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, è supportato da atti concreti messi in campo da ArcelorMittal. L’incontro che si è aperto nel tardo pomeriggio di oggi al Mise – al quale sono presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb – è stato preceduto da qualche contatto fra il governo, i commissari straordinari e i vertici di ArcelorMittal in Italia per cercare una via d’uscita alla situazione che si è creata dopo la mancata estensione della tutela giudiziaria alla nuova proprietà. Il decreto 101/2019 prevedeva in origine una estensione della tutela anche dopo il 6 settembre, seppur in una forma decisamente ambigua per il riferimento generico alla normativa sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che contiene, è bene ricordarlo, il carcere ed una sanzione amministrativa in caso di inquinamento dell’ambiente circostante; nel passaggio in Parlamento, anche questa tenue tutela è però sparita, con il risultato che oggi a voler sparire dall’Italia o, nella migliore delle ipotesi, da Taranto è il gruppo franco-indiano, leader mondiale nel settore siderurgico. Su tutta la partita, poi, continua a pesare il ricorso presentato contro il disimpegno di ArcelorMittal con udienza il 20 dicembre.