Lavoro, le aziende riscoprono quello stagionale


Primi nove mesi dell’anno con più assunzioni che cessazioni. Sale l’apprendistato

C’è chi sale, come i contratti a tempo indeterminato, e chi, invece, scende, come il contratto in somministrazione, con, alla fine, un saldo positivo fra assunzioni, poco più di 5,5 milioni, e cessazioni, poco meno di 5 milioni di unità. I dati Inps forniscono una fotografia delle dinamiche interne al mondo del lavoro, ma vanno interpretati, per evitare di cadere nell’equivoco di pensare nei primi nove mesi dell’anno siano state assunte così tante persone, a fronte, però, di una ecatombe fatta di quasi cinque milioni di disoccupati in più. Il contatore Inps non esclude infatti le posizioni plurime, vale a dire tutte quelle volte relative allo stesso lavoratore occupato con diversi contratti di lavoro a tempo determinato (o altra tipologia) presso lo stesso o più datori di lavoro; la medesima cosa vale anche per i licenziamenti. Ciò che conta, quindi, sono soprattutto le tendenze in atto, le quali raccontano lo stato di salute dell’abusato termine di mercato del lavoro. Ebbene, la crescita del ricorso al lavoro stagionale evidenzia come, dopo il decreto Dignità, le aziende hanno riscoperto uno strumento antico, la norma risale agli anni ’60, in sostituzione del contratto a tempo determinato. Inoltre, il contratto a tempo indeterminato nella sua versione a tutele crescenti post Jobs act non spaventa più le imprese, visto che il licenziamento per motivi economici non è ostacolato