La propaganda delle sardine


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Evidentemente c’è aria di sconfitta a sinistra. Le regionali in Emilia Romagna, domenica 26 gennaio, sono dietro l’angolo e arriveranno dopo una Manovra che ancora prima di nascere è stata sotterrata dagli emendamenti della stessa maggioranza, figuriamoci in quali condizioni potrà arrivare a Natale. Soprattutto con quale animo e quali prospettive gli italiani potranno accoglierla. Come già accaduto in passato tutto l’armamentario propagandistico è stato sfoderato: l’odio (ovviamente di una sola parte) che percorre il Paese, il razzismo e l’antisemitismo e così anche il pericolo del ritorno del fascismo. Insomma tutto ciò che – secondo alcuni – può spaventare e può convincere gli indecisi a votare a sinistra. Armamentario al quale bisognerebbe aggiungere il ritorno dello Ius Soli e di Serena Dandini in Rai con la trasmissione “Stati Generali”, un programma satirico, che ha in programma «tante cose nuove», tra le quali una «conduttrice sovranista» e un’imitazione di Giulio Andreotti che commenta la politica di oggi. Ma il dubbio che tutto ciò non potesse bastare, doveva aleggiare già nell’aria, visto che i leader sono sempre meno attrattivi e “vecchi” e che, di allarme in allarme, la sinistra ha già perso il Paese e l’Umbria. Ecco allora arrivare, provvidenziale come una manna dal cielo, anzi dal mare, un banco di Sardine, organizzato, “guarda caso”, a Modena da due giovani aspiranti laureati, Samar Zaoui e Jamal Hussein, già abbastanza noti su Facebook per alcune intemperanze nei confronti della Lega, fatte prontamente sparire.
Le Sardine appena nate a Modena e in Emilia Romagna sono già in via di esportazione: in Campania (dove a Sorrento si chiameranno “fravagli”) e a Firenze (dove il 30 novembre si terrà una cena elettorale di Matteo Salvini). Attenzione però, si definiscono e sono considerate, ancora, movimento “spontaneo” e “democratico”, sebbene nato per ostacolare il diritto-dovere di un partito e del suo leader a svolgere serenamente, non sotto un clima di assedio, la propria la campagna elettorale. Autoproclamandosi per giunta rappresentativi, sebbene inscatolati, e portavoce dei pensieri di un’intera città e di un’intera regione, in perfetto “stile sinistro”. A questo punto non può non tornare alla memoria un altro movimento spontaneo, quello degli “indignati”, che durò poco meno di 24 ore, il giorno in cui nel 2011 il premier appena dimissionario, Silvio Berlusconi, lasciò Palazzo Chigi per fare spazio a Mario Monti.
Dunque, nonostante l’età, le Sardine sono vecchie ancora prima di nascere. Insieme ad esse hanno un sapore stantio sia la macchina della propaganda messa in moto sia i commenti dei vecchi volponi della politica che le hanno salutato con commenti tra il disincantato e l’ispirato. Da Paolo Gentiloni, prossimo commissario Ue all’Economia, con il suo laconico «notevole», al ”fomentatissimo” ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, «bisogna dimostrare di essere all’altezza di rappresentarli», passando per il leader del Pd, Nicola Zingaretti, che a Bologna ha dichiarato solennemente: «Sardine, orgoglio della città». Roba forte.