Ultima chiamata per il Sud


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il nuovo rapporto Svimez mostra dati sconfortanti sulla situazione del Mezzogiorno e non solo: come emerge dallo stesso rapporto, il divario che separa il Sud dal resto dell’Italia alla lunga ha prodotto conseguenze negative per l’intero Paese, come era purtroppo prevedibile. Ecco quindi la fotografia di un doppio divario: quello del Sud rispetto al Centro-Nord e quello dell’Italia intera rispetto al resto d’Europa. In una situazione generale di rallentamento dell’economia, che coinvolge tutto il Continente, l’Italia è in affanno e, all’interno del Paese, il Sud in particolare. E così il nostro diventa l’unico Stato Ue, assieme alla Grecia, a non essere tornato ai livelli pre-crisi. Le difficoltà del Mezzogiorno sono riassunte in una serie di valori negativi sia sul piano economico che su quello sociale. Per il Sud nel 2019 si prevede un calo del Pil dello 0,2% e quindi la recessione. I consumi ristagnano: nel decennio della crisi, dal 2008 al 2018, hanno subito una contrazione pari al -9%. Sul fronte del lavoro si riscontra un gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord di 3 milioni di posti di lavoro, con anche l’aumento della precarietà. E se il RdC ha offerto un sostegno economico ai disoccupati, li ha però ancor più allontanati dal mercato del lavoro. Crescono gli investimenti in costruzioni, ma non quelli delle imprese in macchinari e attrezzature, segno della mancanza di fiducia nel futuro. Poche le risorse pubbliche, deboli le politiche industriali. La vera emergenza, però, è quella sociale, come dimostra la drammatica crisi demografica in atto. In quindici anni oltre 2 milioni di cittadini del Sud – specie i giovani, specie quelli più qualificati – sono andati via e l’arrivo di stranieri regolari non ha compensato il saldo, che è negativo per 852 mila unità. Accanto alle partenze non compensate dagli arrivi, anche un calo delle nascite, con il risultato dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione. Questi alcuni dei punti salienti del rapporto, che ha affrontato anche altri argomenti importantissimi, come il divario in termini di servizi pubblici, le “infrastrutture sociali”, e quindi di diritti di cittadinanza: sicurezza, istruzione, salute. Basti pensare all’emigrazione ospedaliera che porta molti cittadini meridionali a farsi curare nelle strutture del Centro-Nord. Il presidente del Consiglio Conte ha voluto lanciare un segnale, primo Premier presente ad una presentazione del rapporto annuale, dicendo che un piano per il Sud sarà presentato entro fine anno, ma le politiche economiche messe in campo finora dal governo non lasciano ben sperare: nella manovra economica il Sud non c’è. Bisogna, invece, fare presto e adottare soluzioni energiche ed efficaci: Svimez ha parlato di un’ultima chiamata, di un’ultima occasione per invertire la tendenza prima che il gap diventi irreversibile.