Manovra in retromarcia


di Francesco Paolo Capone

Segretario Generale Ugl

Nonostante alcuni elementi interessanti, primo fra tutti il taglio del cuneo fiscale, l’aspetto complessivo della manovra ideata dal nuovo esecutivo è deludente, ma era un fatto prevedibile. Questa impressione nasce da una semplice considerazione: rispetto alla “rivoluzione copernicana” che era nelle intenzioni del governo gialloverde, in parte concretizzatasi con le misure attuate nella manovra dello scorso anno e che avrebbe dovuto proseguire con l’introduzione della flat tax, oltre che con un taglio del cuneo più corposo e rivolto anche ai datori di lavoro, qui l’atteggiamento è completamente diverso. La manovra è “conservatrice” e piuttosto che agire con uno shock destinato a rianimare con un’azione vigorosa la nostra economia in affanno, preferisce volare basso nel tentativo di limitare i danni e continuare a “vivacchiare”. Certo, in questo modo si evitano gli strepiti della Commissione europea, ma col rischio di sperperare l’aumento del deficit, che c’è anche quest’anno, anche se meno enfatizzato dai media e accettato con insolita benevolenza dalla Ue, in misure incapaci di sortire l’effetto desiderato. Comunque c’è di buono che qualcosa in più in tasca ai lavoratori dovrebbe andare e che con tutta probabilità, temendo anche l’ondata di indignazione popolare che ne sarebbe seguita, alla fine non si dovrebbe toccare Quota 100. Non manca il consueto atteggiamento punitivo tipico della sinistra nei confronti dei produttori e dei piccoli e medi imprenditori in particolare, vedasi le multe previste per i commercianti che rifiutano i pagamenti col bancomat, nella convinzione che utilizzare i pagamenti elettronici al posto del contante serva a “stanare gli evasori”, senza considerare invece il fatto che molti scelgono il pagamento cash per abitudine, si pensi agli anziani, e che un ostacolo non da poco all’uso massiccio del bancomat sia quello relativo ai costi per gli esercenti connessi all’uso del pos e alle transazioni, insomma sostanzialmente un’ennesima tassa. Pd e soci continuano a vedere un’Italia che non esiste più e che forse non è mai esistita: le nostre città sono ormai desertificate, ci sono sempre più serrande chiuse a causa della concorrenza delle multinazionali del commercio, dagli ipermercati all’ormai diffusissimo e-commerce, queste sì aiutate da tassazioni estremamente favorevoli. Aziende chiuse e quindi posti di lavoro in meno. La ricetta sembra quindi, pur con qualche eccezione positiva, sostanzialmente la solita, quella da sempre portata avanti dai governi di sinistra: un’assistenza – tramite qualche “aiutino” – al declino, verso un futuro dominato da precariato, banche e multinazionali, piuttosto che una vera visione di sviluppo per l’Italia. Un Paese, nonostante tutto e tutti, invece ancora ricchissimo di potenzialità, che andrebbero, però, adeguatamente sostenute.