Editoriale
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Toghe Verdi

Sea Watch 3: si riapre il dibattito tra chi parla di sequestro di persona e chi di difesa dell’interesse nazionale

di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ci risiamo. Si prefigura un nuovo “caso Diciotti”. Stavolta però si tratta della nave Sea Watch 3, vicenda molto simile del resto. Anche in questo caso i migranti, 47, rimasero in mare una decina di giorni, assistiti e rifocillati, prima di sbarcare. La nave però non era italiana, ma battente bandiera olandese e gestita da una Ong tedesca. Date, comunque, le similitudini, la Procura di Roma, nelle persone di Giuseppe Pignatone e del sostituto Sergio Colaiocco, ha individuato un’ipotesi di reato, sequestro di persona, come per la Diciotti, al momento “contro ignoti”, chiedendo ulteriori accertamenti ai magistrati di Siracusa, che hanno già annunciato l’invio del fascicolo a Catania, la Procura deputata di occuparsi di ministri. Fra gli “ignoti” non è quindi difficile intravedere la fisionomia del ministro Matteo Salvini. Si ripete il copione. Già al tempo del dibattito sulla Diciotti si è detto tutto sulla nuova gestione della questione migratoria inaugurata dal Vicepremier leghista col sostegno del Governo. Ognuno ha avuto modo di esporre il proprio punto di vista, con, infine, la decisione del Senato di negare l’autorizzazione a procedere. Presumibilmente anche per la Sea Watch 3 le posizioni saranno le medesime. Tra chi invoca porti aperti e chi chiede controlli e rigore, tra chi parla di sequestro di persona e chi invece di difesa dell’interesse nazionale. Altrettanto probabilmente anche stavolta, se la Procura decidesse di richiedere l’autorizzazione a procedere, l’esito sarebbe lo stesso della volta precedente, forse comprese anche la votazione su Rousseau e le autodenunce di Conte, Di Maio e Toninelli. Nel caso Diciotti l’unica incognita era la possibile reazione della base grillina di fronte alla scelta di andare o meno a processo, per aver fatto qualcosa che, comunque, anche la gran parte dei Cinquestelle riteneva giusto. Stavolta non c’è neanche questo tipo di suspense. A due mesi dalle elezioni europee, impantanarsi in un nuovo caso Diciotti sembra un vero e proprio regalo al leader del Carroccio, incoronato, grazie alla magistratura, definitivamente come nuovo eroe nazionale, l’unico capace di far rispettare la volontà della maggioranza del popolo italiano, che è quella, qualunque cosa pensino le anime belle – a spese altrui – della sinistra, di fermare l’assalto alle nostre coste dell’era recente a guida Pd. Il voler contrastare con ogni mezzo il nuovo corso politico, con accuse ai limiti del ridicolo, paragonando un ministro che agisce alla luce del sole e garantendo l’incolumità di tutti, migranti in primis, ai delinquenti dell’anonima sarda, si sta rivelando un clamoroso boomerang. Continuando così il Carroccio potrebbe superare perfino la soglia del 35% di consensi e oltre. Certe toghe, a loro insaputa e a loro dispetto, si stanno trasformando involontariamente da toghe rosse in verdi.

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