di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

 

Analizzando il rapporto sul mercato del lavoro scritto a cinque mani da Ministero, Istat, Inps, Inail ed Anpal, alcune riflessioni indubbiamente si pongono, avendo finalmente la possibilità di avere in un solo documento analisi e statistiche svolte sulla base di fonti diverse. È già passato più di un decennio, da quando siamo stati costretti a dover fare i conti con la peggiore crisi economica dopo quella del 1929, che andò a finire come tutti quanti ben sappiamo. Sul versante del lavoro, il tracollo della produzione nel nostro Paese, riflesso di quanto stava avvenendo in tutte le economie occidentali, ha avuto un forte impatto. I numeri, da subito, ci hanno confermato le più pessimistiche previsioni: la disoccupazione è esplosa e, con essa, è esploso anche il fenomeno della povertà, assoluta e relativa. Con buona pace di chi oggi pensa e crede che la lotta alla povertà si possa fare in maniera distinta da qualsiasi azione volta a favorire l’occupazione. In tutta onestà, crediamo che la partita dell’inclusione sociale delle persone adulte si possa vincere soltanto dando un lavoro alle stesse. Dieci anni di statistiche, ci permettono pure di valutare cosa è stato fatto fuori e dentro i nostri confini, dall’Europa e dai governi nazionali che si sono succeduti. L’Unione europea non sembra aver capito che il mondo è cambiato, continuando a ragionare su schemi superati, con il risultato che cresce l’occupazione povera. Soprattutto i governi di centrosinistra hanno assecondato questa tendenza, favorendo l’utilizzo abnorme dei contratti a termine, mentre il sistema delle imprese ha continuato a chiedere incentivi, senza però pensare alla qualificazione del proprio personale, un errore che costa caro.