Cosa dice il rapporto del Censis


Quella scattata dal Censis nel consueto Rapporto annuale sulla situazione sociale del paese è una fotografia di cui si deve tener conto. Dalla lettura del report, emerge un Paese deluso e preoccupato dalle sfide che lo attendono: «Rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista». Una situazione che nel complesso sembra coinvolgere maggiormente il segmento più giovane della popolazione: «L’Italia – scrive il Censis – è ormai il Paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori, il 23%, contro una media UE del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita», anche avendo un lavoro. Timori giustificati dalla crescita impalpabile degli stipendi negli ultimi anni: tra il 2000 e il 2017 nel nostro Paese il salario medio annuo è aumentato solo dell’1,4% in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro in più se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l’incremento è stato del 13,6%, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. Tutto ciò si traduce in una capillare diffidenza verso l’«altro» o più in generale verso cosa è diverso. Il 56,3% degli italiani – evidenzia il Censis – dichiara che non è vero che le cose nel nostro paese hanno iniziato a cambiare veramente. «Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità, devono pensarci da soli (e la quota sale al 72% tra chi possiede un basso titolo di studio e al 71,3% tra chi può contare solo su redditi bassi). La insopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi».