di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
La “querelle” giornalisti contro M5s e viceversa non accenna ad attenuarsi con toni e contenuti spesso fuori luogo. Oggi La Federazione nazionale della Stampa ha organizzato flash mob nei capoluoghi di regione, mentre l’Agcom ha sottolineato «l’esigenza di un’informazione libera, pluralista, rispettosa della dignità…», così come ha fatto ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Altri hanno preferito scrivere e molto duramente. Il direttore Maurizio Belpietro su La Verità ha ricordato di essere «stato licenziato nel 1997 e una seconda nel 2016», «ciò nonostante non ho mai fatto la vittima e, soprattutto, non ho mai ricevuto alcuna solidarietà non solo dal sindacato o dall’Ordine dei Giornalisti, ma neppure da tanti valorosi colleghi che oggi si indignano per Di Battista e Di Maio». Anche Giuliano Ferrara sul Foglio si è rivolto in modo diretto e crudo alla propria categoria: «Fa una certa impressione la facilità del vittimismo della libertà di stampa in un Paese che non conosce l’abc». Antonio Padellaro dalle colonne de Il Fatto Quotidiano se l’è presa di più con il M5s: «Detto che sul conto della sindaca di Roma, Virginia Raggi, giornali e giornalisti hanno scritto qualsiasi mascalzonata», «ci sono molte ragioni per considerare oltretutto scriteriata l’insultante campagna dei Cinquestelle».
Da qualche decennio non mi scandalizzo più per il rapporto “dialettico” tra giornalismo e politica né ritengo che la libertà di stampa sia in pericolo. Piuttosto mi preoccuperei molto di più per il presente e per il futuro di una professione, ancora assolutamente fondamentale in una democrazia, che tuttavia di anno in anno si ritrova con sempre meno frecce al proprio arco. Dall’invadenza dei social media, dei blog e dell’informazione on line che di fatto stanno annullando l’intermediazione giornalistica nei confronti dei lettori e nell’approfondimento delle notizie, passando per le sempre più ridimensionate prospettive occupazionali, fino ad arrivare all’agenzia di stampa cinese, Xinhua, che, insieme alla società tecnologica Sogu, ha creato un annunciatore tv robot, occorre manifestare e organizzarsi con motivazioni più serie e profonde. “L’annunciatore robot”, ad esempio, cambia le espressioni facciali in base al testo utilizzando un sistema per la riproduzione della voce sintetizzata. Gli annunciatori possono funzionare 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, su varie piattaforme, una tecnologia che abbatte drasticamente i costi di produzione delle notizie. E, aggiungerei, cancella tutti quei “fastidi” dovuti al rinnovo di contratti, premi o quant’altro che a questo punto non avrebbero più motivo di esistere. Sarà solo una trovata sconclusionata ma geniale fine a se stessa? Può essere ma in ogni caso è dal 2012 che l’intelligenza artificiale ha iniziato ad essere utilizzata in campo giornalistico, soprattutto dai colossi Usa e Cina.
Sono certo, e me lo auguro, che i “giornalisti umani” non saranno sostituiti (tutti) dai robot, ma qualche domanda in merito e qualche concreta iniziativa sul futuro di questa fondamentale professione andrà prima o poi organizzata. Lasciatevelo modestamente consigliare da un sindacalista.