di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sono trascorsi 15 anni da quando, il 12 novembre del 2003, avvenne la tragedia di Nassiriya. Un attentato suicida contro la Base Maestrale dei Carabinieri in Iraq, che operava nell’ambito dell’operazione Antica Babilonia dopo la II Guerra del Golfo. Un’autocisterna piena di esplosivo venne scagliata contro la base, provocando la morte di 28 persone, 19 italiani di cui 17 militari e 2 civili, e 9 iracheni. L’intervento di un nostro carabiniere, di guardia all’ingresso della postazione, che fece fuoco contro i due attentatori, riuscì ad impedire l’entrata del camion all’interno della caserma, così evitando un bilancio delle vittime ancora peggiore. Ricordiamo quel terribile evento con grande commozione, massimo emblema del tributo che i nostri militari hanno offerto nel contesto dell’impegno dell’Italia nelle missioni internazionali che operano nelle diverse zone di crisi nel mondo, con la gratitudine dovuta e incontestabile che ogni cittadino ha l’obbligo civile e morale di provare nei confronti di chi cada sotto il vessillo della nostra bandiera. Oggi, a quindici anni dall’attentato, è giunto anche il momento di una seria riflessione su quanto avvenne, mentre il ricordo dell’anniversario di Nassiriya si sovrappone alla giornata di apertura della conferenza di Palermo sulla situazione libica. Una riflessione non solo sul singolo evento, sui soldati che persero la vita, su chi avrebbe dovuto garantir loro maggiore sicurezza, sull’opportunità di attribuire una medaglia ai caduti. Ma, anche e soprattutto, sulle nostre Forze Armate, su quanto esse siano sufficientemente o meno sostenute e valorizzate, riflessione che si lega necessariamente al concetto, ormai non più trascurabile, di difesa della sovranità nazionale. Qualche giorno fa il nuovo capo di stato maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli, ha affermato che “non è più necessario difendere i confini” e che il senso delle forze armate si colloca in un contesto globale e globalizzato di protezione della “sicurezza e stabilità”. Un’affermazione francamente non del tutto condivisibile. Da tempo la nostra sovranità nazionale si esercita nel contesto di diverse organizzazioni internazionali, dall’Onu alla Ue, le cui finalità non sembrano sempre coincidere con i valori, i principi e gli interessi del popolo italiano. Qui troviamo il punto della questione: il senso della presenza dell’Esercito e delle Forze Armate e finanche dell’estremo sacrificio che alcuni nostri militari hanno compiuto con indosso una divisa si trova, invece, proprio nella difesa dei confini. Non tanto e non solo di quelli materiali, ormai evanescenti, in epoca di armi nucleari e terrorismo internazionale, quanto di quelli immateriali, ovvero proprio nella difesa della nostra sovranità, del supremo ed esclusivo interesse del popolo italiano e di nessun altro.