Pensioni, atteso a breve l’emendamento del governo


È ormai questione di ore perché si sciolgano gli ultimi dubbi sulla riforma previdenziale in itinere. È infatti atteso il maxiemendamento del governo alla legge di bilancio che potrebbe contenere le indicazioni decisive per capire le possibilità che si apriranno nei prossimi anni per i lavoratori. Molte anticipazioni dei giorni scorsi stanno trovano conferma. Opzione donna ed Ape sociale continueranno ad esserci. Entrambe le misure sarebbero andate in scadenza il 31 dicembre. Ora l’esecutivo è intenzionato a prorogarle nel 2019, per poi essere assorbite in Quota 100 che, a sua volta, potrebbe essere prevista per i prossimi tre anni. È chiaro che, essendo comunque misure che impegnano risorse importanti, il successo delle quali dipende anche dall’accoglienza che avranno fra i lavoratori, una sperimentazione è necessaria. L’arco temporale di tre anni permetterebbe quindi di valutare con attenzione l’impatto sui lavoratori e sui conti pubblici. Ad oggi si parla di una platea potenziale, valutabile fra i 400 e i 500mila nel prossimo anno, ma manca la certezza di quanti saranno coloro che volontariamente decideranno di lasciare il posto di lavoro per andare in pensione, valutazione che si potrà avere soltanto a consuntivo, fra un anno. Fra le conferme pure quella del non adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per l’uscita anticipata con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.


Inflazione


A novembre l’Istat ha registrato una diminuzione mensile dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività dello 0,1%. Su base annua si rileva invece un +1,7%. L’ inflazione acquisita per il 2018 è +1,2% per l’indice generale e +0,7% per la componente di fondo.


Istat: Pil del III trimestre -0,1%


L’Istat, nella rilevazione diffusa questa mattina, ha rivisto al ribasso la lettura riguardante l’andamento del Pil nel terzo trimestre. Mentre inizialmente aveva previsto una variazione congiunturale nulla, ora indica una diminuzione dello 0,1%: il primo calo dopo quattordici trimestri consecutivi di espansione dell’attività economica. L’Istituto spiega che «la flessione, che segue una fase di progressivo rallentamento della crescita, è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l’incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera». Rivisto al ribasso anche il dato tendenziale: dal +0,8% al +0,7%.


Cna: i dati sulle piccole imprese


Adnkronos/Labitalia – Dopo le flessioni di agosto e settembre, ottobre 2018 segna una svolta nell’andamento dell’occupazione nelle piccole imprese italiane: i posti di lavoro tra gli artigiani, le micro e le piccole imprese sono cresciuti dello 0,9%  rispetto a settembre e del 3% su base annua. Nel periodo gennaio-ottobre 2018 la base occupazionale è aumentata del 3,2%, un decimo di punto in meno in confronto allo stesso periodo del 2017. Lo rileva l’Osservatorio mercato del lavoro Cna.


Fiat lux


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Dopo la scomparsa di Marchionne, in molti avevano manifestato qualche preoccupazione sul futuro italiano di Fca, ma dopo la presentazione del piano industriale ideato dal nuovo Ad Mike Manley, si può finalmente tirare un sospiro si sollievo. Il progetto è stato presentato a Torino dai vertici dell’azienda alle organizzazioni sindacali – tra le quali la nostra Ugl metalmeccanici, che, anche nei momenti più difficili, ha sempre continuato a credere in un futuro italiano per Fca – e   segna un punto di svolta, una rinascita sintetizzata nelle parole del direttore operativo dell’area che comprende Europa, Medio Oriente ed Africa, Pietro Gorlier: “Siamo pronti a partire dopodomani”. La multinazionale dell’automobile, pur essendo ormai saldamente impiantata negli Usa, non dimentica, infatti, le proprie radici italiane ed è seriamente intenzionata a rilanciare la produzione nel Belpaese, soprattutto grazie alla grande professionalità dei nostri lavoratori. Il progetto per il triennio 2019-2021 prevede investimenti per cinque miliardi, la produzione di quattro nuovi modelli e diversi restyling delle auto già in fabbricazione, con anche l’introduzione di motori elettrici ed ibridi, il tutto affidato agli stabilimenti italiani, nei quali, proprio grazie a tali nuove produzioni, si dovrebbe riconquistare la piena occupazione nel 2021. Gli investimenti e le innovazioni coinvolgeranno tutti i siti dislocati nel Paese ed anche questo è un elemento fondamentale. A Mirafiori verrà affidata la produzione delle prime 500 elettriche, descritte dallo stesso Gorlier come “ipertecnologiche e connesse al 100%”. Mirafiori e Grugliasco si occuperanno del restyling della Maserati Levante e della rivisitazione di altri modelli. A Melfi arriverà la Jeep Compass, finora prodotta solo in Messico, e si realizzeranno la nuova 500X e la Jeep Renegade. Pomigliano sarà impegnata nella fabbricazione di un Compact Suv Alfa Romeo e della Panda Ibrida e qui sarà effettuato il restyling della Panda. A Cassino, oltre alla produzione della Giulietta, si farà il restyling della Giulia e della Maserati D. mentre a Modena si continueranno a produrre la Granturismo e la Grancabrio, affiancate da due nuove auto anche in versione elettrica. Investimenti e riconversioni produttive anche nei siti specializzati nel diesel, da Cento a Pratola Serra. Il tutto affiancato da un piano di formazione del personale incentrato sulle tecnologie elettriche ed ibride. In sintesi, un nuovo importantissimo caso di ri-localizzazione, in assenza, è bene sottolinearlo, di qualsiasi intervento di sostegno da parte pubblica. Una controtendenza che si fa sempre più frequente. Il ritorno in Italia non solo di una più solida e consistente industria manifatturiera, elemento fondamentale per la ripresa economica, ma anche di un maggiore senso di fiducia e speranza nel futuro.


Lavoro: qualche ombra ma c’è luce


Un quadro di luci e ombre è quello rilevato dall’Istat sul mondo del lavoro. Il tasso di disoccupazione a ottobre è salito al 10,6%, pari a una crescita del 0,2% punti rispetto a settembre, a seguito di un arrotondamento, e un calo di 0,5 punti su ottobre 2017. Settembre è stato rivisto al rialzo al 10,3%. I disoccupati sono in crescita di 64.000 unità su settembre ma in calo di 118.000 unità su ottobre 2017. Ad agosto-ottobre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,2 punti sul trimestre precedente. Su base annua, l’occupazione a ottobre cresce dello 0,7%, pari a +159 mila unità, tra uomini e donne, concentrandosi sui lavoratori a termine (+296 mila), ostanzialmente stabili gli indipendenti, in flessione i dipendenti permanenti (-140 mila). Il tasso di occupazione è stabile al 58,7%, nonostante il calo del trimestre agosto-ottobre rispetto al periodo precedente (-40.000 unità). La stabilità degli occupati a settembre deriva da un aumento dei dipendenti permanenti (+37.000), da un calo per i lavoratori a termine (-13.000) e degli indipendenti (-16.000).


Facciamo chiarezza sulla “questione settentrionale”


di Mario Bozzi Sentieri

La “questione settentrionale” (a cui l’Ugl sta dedicando una serie d’incontri tematici) è un argomento cruciale per gli assetti sociali ed economici del Paese. Sgombrato il campo da qualsiasi deriva localistica essa va collocata  all’interno della più vasta questione nazionale, dove uno spazio tutto particolare, proprio per la sua tipicità, deve essere riservato a  quella meridionale.

La nuova “questione settentrionale”  si ripropone infatti con esigenze ben diverse rispetto alla prima ondata della protesta d’impronta secessionista, partendo da una chiara volontà modernizzatrice, che nulla ha a che fare con richiami etnici e folklorici. A chi ha a cuore i destini del proprio territorio poco importa la polemica contro il Sud, mentre  viene richiesta una maggiore considerazione nella politica economica , proprio in ragione del ruolo che si riconosce al Nord e delle specifiche domande che emergono dalle sue diverse realtà territoriali e dalla loro centralità rispetto all’Europa.

D’altra parte la “questione settentrionale” ha, oggi, alcuni elementi distintivi rispetto ai più generali problemi nazionali: un federalismo fiscale in grado di dare  maggiore competitività alle regioni settentrionali a cui corrisponda una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno ; un rapido collegamento con i grandi corridoi europei, sostenuto da un riordino infrastrutturale del Sud d’Italia; una nuova politica della sussidiarietà, equilibrata da una nuova autorevolezza dello Stato; semplificazioni normative all’interno di chiari indirizzi di sistema.

Cornice essenziale di questo quadro d’interventi deve essere la capacità di coniugare localismo ed integrazione, riconoscendo cioè il valore delle culture e delle specificità produttive locali insieme ad una concreta integrazione socio-economica, nella prospettiva delle più vaste sfide globali.

Appare perciò necessario:

  1. Fissare quali prioritarie alcune scelte infrastrutturali essenziali per evitare che il Settentrione d’Italia e quindi tutto il Paese venga tagliato fuori dalle principali linee europee di collegamento e sviluppo. In particolare: l’alta velocità sulla Torino-Lione, l’alta capacità tra il Piemonte ed il Veneto, il terzo valico ferroviario tra Genova e Milano.
  2. Impegnarsi per una semplificazione normativa e per velocizzare le procedure necessarie per l’avvio di attività produttive e commerciali. I ritardi burocratici sono costi aggiuntivi che possono essere abbattuti.
  3. Realizzare finalmente un’organica integrazione tra Scuola, Formazione, Ricerca, avendo a cuore le esigenze delle aziende e dei territori.
  4. Sostenere l’innovazione e l’internazionalizzazione delle nostre aziende, attraverso un piano straordinario d’intervento.

Su questi crinali non ci sono in gioco interessi particolari, piccoli orticelli personali o immotivate rendite di posizione.  Sono piuttosto  i più ampi destini nazionali ad essere in ballo. Da Nord a Sud. Con al centro una visione finalmente integrata dello sviluppo ed una chiara individuazione delle priorità. Chi coltiva la “decrescita” (più o meno felice) è ad un passo dalla recessione e dalla crisi.


Brexit, May: «Rimanere nell’UE non è un’opzione»


La premier britannica, Theresa May, in audizione in commissione parlamentare sulla Brexit, ha voluto allontanare qualsiasi dubbio: «Rimanere nell’Ue non è un’opzione, il popolo ha votato per uscirne». Il quesito riguardava il futuro del Regno Unito in caso di no deal, situazione che secondo studi avrebbe un impatto molto negativo sull’economia britannica.


Il 90,4% dei migranti presenti in Italia ha un lavoro


Sono dati Inps del 2017 e certificano che nel 2017 il numero di extracomunitari che svolge un lavoro dipendente è pari a 1.700.564, con una retribuzione media annua di 12.883,27 euro. Secondo l’Istituto il numero di cittadini extracomunitari conosciuti all’Inps è pari a 2.259.652, di essi 2.042.156 sono lavoratori e pari al 90,4%, 96.743 sono pensionati (4,3%) e 120.753 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (5,3%). Il numero di cittadini extracomunitari nel 2017 è cresciuto rispetto all’anno precedente ed è pari a 2.189.702 persone, segnando una crescita del 3,19%. Ma negli ultimi tre anni il numero dei pensionati extracomunitari è cresciuto del 16,5% passando da 83.032 a 96.743. Quanto alla loro distribuzione sul territorio nazionale, risulta che il 63,4% degli extracomunitari risiede o ha una sede di lavoro in Italia settentrionale, mentre il 23,6% si trova in Italia centrale e solo il 13,0% è nell’Italia meridionale e isole. La popolazione in cui predominano i lavoratori è la Cina con 209.405 soggetti, di cui il 98,7% lavora, mentre lo 0,9% è pensionato e lo 0,5% ha un sostegno al reddito. Seguono  Bangladesh (95,1% lavoratori, 1% pensionati, 4% con sostegno del reddito) e India (94,2% lavoratori, 2% pensionati, 3,8% con sostegno del reddito). La percentuale più alta di persone con sostegno del reddito è l’Ucraina: su 166.546 soggetti, 19.216 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (11,5% ), l’84,4% sono lavoratori e il 4,1% sono pensionati. Mentre il Paese  in cui è presente il maggior numero di pensionati, sia in termini assoluti che relativi è l’Albania, con 21.182 pensionati su un totale di 299.731 soggetti (7,1%).


Mano amputata per infortunio sul lavoro


Il fatto è accaduto in Lombardia. Un operatore ecologico cinquantaquattrenne di Brescia, durante un incidente sul lavoro, si era tranciato di netto la mano, che era rimasta schiacciata sotto il portello di un camion per la raccolta dei rifiuti. Trasportato in elisoccorso e arrivato in codice rosso all’ospedale San Gerardo di Monza è stato immediatamente operato nel tentativo di ripristinare l’arto. Dopo un delicato e complesso intervento chirurgico durato circa tre ore, perfettamente riuscito, la mano è stata salvata ed ora l’uomo è in buone condizioni di salute e a quanto si apprende dovrebbe recuperare una buona funzionalità dell’arto tornando ad una vita del tutto normale. Un terribile incidente sul lavoro risolto con un lieto fine grazie alla professionalità dei medici monzesi dell’Unità operativa di chirurgia plastica e chirurgia della mano.