di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Diventerà sempre più difficile per gli alfieri dell’Ue continuare a sostenere di essere i difensori di valori e diritti, oltre che di “equilibrati” conti pubblici. È notizia di oggi: la Francia avrebbe tentato di rimandare in Italia anche minori stranieri con metodi sbrigativi onde evitare le procedure previste dal trattato di Dublino. Secondo quanto avrebbero riferito «fonti del Viminale» è in corso una serie di verifiche su un episodio risalente al 18 ottobre scorso emerso nel corso di una visita di esperti inviati dal ministero a Claviere. Nel frattempo il capo del dicastero, Matteo Salvini, ha confermato «la presenza fissa di una pattuglia italiana al confine» e il suo invito a Roma per il ministro dell’Interno francese, Cristophe Castaner, per «fare chiarezza in modo definitivo su questi episodi». La questione migranti e i relativi respingimenti della Francia verso l’Italia, più di altre questioni attualissime e di stampo meramente ragionieristico, svelano non solamente che in materia è necessario cambiare le regole, ma che esiste un problema più profondo che riguarda principi e valori. Che cosa voglio dire? Per spiegarlo non c’è frase migliore di quella espressa dal ministro Castaner: «Non può esserci soluzione senza cooperazione. Le decisioni unilaterali non possono farci fare passi in avanti». Una dichiarazione che ha il senso di una beffa se non addirittura della provocazione perché pronunciata da chi pratica i respingimenti, verso un Paese “amico”, di adulti e di minori stranieri.
Il “doppiopesismo” da sempre considerato male endemico del costume italiano sembra essersi impossessato non solo della Francia ma dell’Unione europea tutta. Se la solidarietà e la cooperazione sono quelle praticate in Francia da anni a questa parte, allora preferiamo essere giudicati negativamente dalle medesime persone che praticano cooperazione e solidarietà a parole e anche da quelle che non hanno il coraggio di condannare “gli ipocriti”. Se l’accoglienza è quella che si pratica in Francia o in altri Paesi nei quali si rifiuta di condividere il peso della stessa accoglienza, che a causa di politiche sbagliate (per voler usare un eufemismo) praticate da governi precedenti e “più democratici” si pretende essere tutta a carico dell’Italia, o in cui si preferisce selezionare le persone da accogliere in base alla nazionalità, allora preferiamo quello che l’Italia sta tentando di fare adesso anche correndo il rischio di mettersi in cattiva luce, ovvero fermare un traffico di esseri umani che ha sicuramente una strategia e una regia, che rappresenta per la criminalità organizzata un tornaconto economico e persino “politico”, che mette in ginocchio la tenuta sociale di interi territori europei e contemporaneamente in pericolo la vita di milioni di persone e persino di donne e di bambini. Il “doppio senso” dei principi e dei valori non deve mai più abitare in casa nostra.