Pubblico impiego, il grande bluff dei rinnovi svelato

Era chiaro fin da subito: il governo uscente di centrosinistra si stava preparando a lasciare una polpetta avvelenata al nuovo esecutivo che sarebbe venuto. E, come se non bastasse, a far mangiare quella stessa polpetta avvelenata pure ad oltre tre milioni di lavoratori, i dipendenti pubblici. Quando sul finire della legislatura, sono stati sottoscritti i contratti collettivi di lavoro del pubblico impiego, un elemento è emerso subito: lo stanziamento copriva appena una parte del mancato adeguamento che si trascina dal 2009. Infatti, a fronte di un ipotetico riconoscimento economico di poco inferiore a dieci punti percentuali, Gentiloni e Madia accordarono un aumento di meno della metà, pari in media a circa quattro punti percentuali. Oltretutto, l’accordo collettivo aveva ed ha una scadenza breve, il prossimo 31 dicembre. Al momento, almeno a scorrere la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il nuovo governo non ha previsto risorse particolari, anche se alcune delle misure contenute – il superamento della Fornero con Quota 100 e lo sblocco totale del turn over – avranno ricadute positive sul pubblico impiego. Cgil, Cisl e Uil, che avevano sottoscritto l’accordo col precedente esecutivo, ora chiedono un incontro alla ministra Bongiorno, mentre il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, parla di «triste eredità» e di «bluff» dei rinnovi dell’inverno scorso.