Dopo il dato sulla produzione industriale, l’Ufficio studi di Confcommercio stima un ulteriore rallentamento del Pil. A luglio l’Istat ha infatti registrato un calo del’1,8% rispetto al mese precedente, dello 0,2% su base trimestrale e dell’1,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa. È vero, il consuntivo sui primi sette mesi rimane comunque positivo (+2%), ma il fatto che la produzione industriale sia scesa rispetto ad un anno fa è un fatto allarmante. Soprattutto perché non accadeva dal giugno del 2016 (bisogna però sottolineare che la produzione è diminuita anche nell’Eurozona). «Il dato di luglio è particolarmente brutto – spiega il responsabile dell’Ufficio studi della Confcommercio, Mariano Bella – perché riguarda i beni di consumo e strumentali, e luglio fa parte del terzo trimestre». Facendo il punto sulla situazione economica del Paese, bella ricorda poi che «negli ultimi 30 anni abbiamo smesso di crescere e siamo diventati un paese piccolo in un mondo grande». »La causa principale – precisa – è probabilmente da attribuirsi alla scarsa capacità d’innovazione della classe dirigente e quindi solo in parte da attribuire a fattori esterni». Secondo il capo dell’ufficio studi l’Italia dovrebbe quindi tornare «ad applicare quella fastidiosa espressione del fare i compiti a casa che significa intervenire sui deficit strutturali che ci trasciniamo dietro da sempre: logistica, rispetto delle regole, carico fiscale e burocrazia». «Se si accetta l’idea che i conti pubblici non sono una variabile indipendente – ha concluso -, ma il risultato dell’operare ordinato o meno di tutta l’economia, allora vale la pena concentrarsi su pochi obiettivi ragionevoli con un approccio selettivo: disinnesco dell’iva, estensione del Rei e taglio agli sprechi pubblici». Soffermandosi sull’IVA, ha poi sottolineato che le stime avanzate per la crescita del Pil italiano per il prossimo anno (+1,1%) troveranno conferma solo senza l’aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia. In caso contrario la crescita potrebbe essere di appena dello 0,7-0,8%.  Bisogna tenere i conti in ordine e disinnescare le clausole di salvaguardia, è anche l’appello del presidente Sangalli che, parlando delle diverse ipotesi fiscali allo studio del Governo – come la riduzione delle tasse al 15% per le imprese che investono e assumono – dice che vanno nella giusta direzione. «Tutto ciò che è nel perimetro della riduzione delle tasse va bene purché non si baratti con l’Iva», ha però sottolineato.