di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Si sta molto dibattendo in queste ore sul senso delle parole del leader della Lega, nonché vice Presidente del consiglio, Matteo Salvini, sullo «sfioramento» del vincolo europeo del 3% nel rapporto fra deficit e prodotto interno lordo, dopo che, qualche giorno prima, il suo collega Luigi Di Maio aveva parlato di «sforamento» dello stesso, sollevando un vespaio fra i soliti noti sempre pronti a richiamare gli obblighi imposti dai trattati europei. Sfiorare non significa sforare, hanno osservato in molti perché vuol comunque dire che si resta nei parametri, seppur rivedendo alcuni degli impegni presi dal precedente esecutivo. Quindi, per qualcuno, ci sarebbe chissà che inversione di marcia rispetto alle precedenti posizioni assunte dal governo Conte. Eppure, il gioco di parole di Matteo Salvini conferma appieno quella che è la volontà dell’esecutivo: contrattare margini di manovra più ampi per poter adottare quei provvedimenti necessari a far ripartire il Paese. Del resto, il Presidente del consiglio e il Ministro dell’economia, Giovanni Tria, o chi, per loro, andrà a Bruxelles in queste settimane che ci separano dal nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e dalla presentazione della legge di Bilancio, potranno mettere sul tavolo carte di peso in un ipotetico poker con il Presidente della commissione europea, Jean Claude Juncker. Potrebbero sollevare, ad esempio, il caso della Germania, che da anni non rispetta il vincolo europeo sul saldo delle partite correnti. È dal 2007, infatti, che la Germania ha un elevato saldo positivo fra esportazioni ed importazioni, in rapporto al prodotto interno lordo. Tradotti in soldoni, significa che il Paese di Angela Merkel ogni anno da almeno un decennio non ha rimesso in circolo fra i partner europei fra i 60 e i 70 miliardi di euro, tutte risorse che avrebbero fatto comodo in un periodo nel quale le economie nazionali sono cresciute in maniera molto differente. Anche la Francia del presunto campione dell’europeismo Emmanuel Macron non scherza, visto che il parametro del deficit è stato sforato nove volte su undici; soltanto la Spagna è andata oltre, segnando un dieci su undici. Ed allora, piuttosto che fissarci sulle virgole, sarebbe utile parlare delle cose che vanno fatte. Lega e MoVimento 5 Stelle hanno firmato un contratto di governo, prima volta nella storia di questo Paese, che contiene spunti sicuramente interessanti che andrebbero approfonditi nelle sedi opportune. Non dalle pagine di un giornale, quindi, ma a Palazzo Chigi in primis, che è la sede naturale nella quale mettere nero su bianco la necessaria riforma delle pensioni; l’obiettivo di una maggiore equità fiscale; l’inclusione sociale e la lotta alla disoccupazione attraverso politiche industriali e di sviluppo; un piano nazionale per le infrastrutture, per mettere in sicurezza quelle esistenti e per realizzare quelle fondamentali per il territorio.