di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Il ministro Di Maio ha dichiarato che se le rappresentanze dei lavoratori decideranno di non partecipare al tavolo di contrattazione sulle sorti dell’Ilva, che persiste con Arcelor Mittal comunque e nonostante tutto, sarà “una responsabilità che si assumono i sindacati”. Questo perché l’acciaieria è al centro di quello che lo stesso ministro ha definito il “delitto perfetto” ovvero una situazione paradossale nella quale, pur essendo evidente il fatto che la gara a suo tempo vinta dal colosso indiano è stata illegittima, anche a detta di Anac ed Avvocatura dello Stato, ora non si può fare altro che andare avanti. Osservando la questione dal di fuori, ci troviamo in una impasse che non sembra troppo dissimile da quella di Autostrade. Ovvero un caso di accordi sottoscritti in modo – quanto meno – inadeguato da parte dei precedenti esecutivi, che non sono stati in grado di procedere rispettando il principio cardine che dovrebbe guidare l’azione degli amministratori pubblici di qualunque ordine e grado, come recita l’articolo 97 della nostra Costituzione, assicurando “il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. Un vicolo cieco che impedisce allo Stato, vista la direzione sbagliata, sia di proseguire che di cambiare percorso. Il fatto, però, è che noi non possiamo vedere la vertenza Ilva “dal di fuori”: siamo coinvolti pienamente in una vicenda che comporta conseguenze fondamentali in merito al futuro di decine di migliaia di persone – lavoratori e cittadini – che attendono da anni risposte. Il tempo è ormai agli sgoccioli e bisogna trovare una soluzione in grado di garantire che siano mantenuti i livelli occupazionali, sia quelli diretti che quelli dell’indotto e degli appalti, ed allo stesso tempo che si proceda alla messa in sicurezza dell’ambiente e quindi della salute. Su queste basi siamo disposti, rispondendo per parte nostra all’appello di Di Maio, a confrontarci. Anzi, riteniamo che il confronto sia urgentissimo ed inderogabile. Fermo restando il fatto che non abbiamo pregiudizi di sorta, purché siano rispettate le suddette condizioni, né nei confronti di Arcelor Mittal e neanche verso l’ipotesi di una eventuale nazionalizzazione dell’Ilva, se supportata da attente valutazioni economiche e gestionali, nell’ambito di una riflessione profonda sul ruolo dello Stato nell’economia. Quello che chiediamo alla controparte governativa è, comunque, innanzitutto di assicurare un puntuale monitoraggio relativo all’effettiva applicazione degli accordi, cosa che negli ultimi anni e con il precedente esecutivo, occorre dirlo, si è visto poco. Mettendo a disposizione la nostra ferma e limpida volontà di trovare al più presto una soluzione per l’Ilva, per suoi lavoratori e per i cittadini che chiedono di convivere con l’azienda in salute e sicurezza. Il tempo stringe e occorre agire tempestivamente.