Alla fine potrebbero essere almeno 300mila i posti di lavoro cancellati dall’automazione. E tutto questo, in tempi abbastanza rapidi, visto che l’arco temporale considerato è di un quinquennio dal 2018 al 2022. Il dato arriva da Unioncamere, che, attraverso i costanti report sul mercato del lavoro e sulle tendenze in atto nelle aziende, ha sicuramente il polso della situazione. Tali lavoratori saranno sostituiti da una applicazione, da un robot o da un algoritmo. Fra i posti più a rischio, anche comparti tradizionalmente forti del made in Italy, quali l’alimentare e la moda, o professioni ripetitive, compresi gli archivisti d’azienda. In compenso, l’automazione produrrà nuova occupazione – Unioncamere stima fino a 2,5 milioni di nuovi lavoratori, dipendenti o autonomi, sempre nel periodo considerato -, ma la questione vera è che tutto ciò accadrà in tempi estremamente veloci, con evidenti difficoltà di adeguamento delle competenze del personale dipendente. Ritorna qui la questione più volte sollevata delle politiche attive. Se le giovani generazioni potrebbero non avere particolari difficoltà a rispondere alle richieste delle imprese, i lavoratori maturi che perdono il posto di lavoro potrebbero essere costretti ad attivarsi da sé per rafforzare le proprie competenze di base, se non vogliono rassegnarsi ad un lungo periodo di disoccupazione ed inattività. Uno scenario sul quale si tornerà nel prossimo futuro.