di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Oltre al rinnovamento degli incarichi dirigenziali presso i Ministeri sulla base della legge 165 del 2001 che prevede un cambio dei vertici amministrativi parallelo al cambiamento dell’organo politico con il potere di nomina, sono in scadenza anche molte altre importanti cariche relative ad enti pubblici, aziende a partecipazione statale ed authority. Nel complesso centinaia di posizioni di alto ed altissimo livello nella pubblica amministrazione sono in fase di sostituzione. E le nomine spettano, come di consueto, al nuovo Esecutivo in carica. Tutto come di prassi. Eppure qualcosa di diverso c’è: stavolta a Palazzo Chigi e nei vari Dicasteri sono presenti gli esponenti del Governo del Cambiamento, ovvero gli anti-sistema che si oppongono alle auto-proclamatesi élite, ossia alle conventicole di amici, parenti e compagni di partito che finora hanno occupato, grazie ad un solido e rodato sistema di mutuo aiuto, pressoché tutti i posti di potere a disposizione. Si presuppone quindi che stavolta il rinnovamento sarà sostanziale ed ai vertici della burocrazia ci saranno figure finora rimaste rigorosamente ai margini in un cambio della guardia decisamente inedito e radicale. Nuovi nomi, volti e soprattutto nuovi valori e comunità di riferimento in ambiti forse ancor più delicati ed incisivi rispetto a quelli prettamente politici. Si pensi alla Rai o all’Inps, solo per fare due esempi. A cui vanno poi aggiunte anche le cariche regionali e locali a seguito dei mutamenti determinati dalle recenti elezioni amministrative. Roba da far tremare i polsi a più di qualcuno. Ed ecco che, con lo scopo fin troppo evidente di salvare qualcuno degli alti papaveri appartenenti al vecchio sistema, improvvisamente si scopre e si sbandiera un termine fino a poco tempo fa tabù: meritocrazia. Lo spoil system, che fino a ieri era considerato ovvio e normale metodo di cooptazione di tecnici – senz’altro preparatissimi, ma soprattutto “amici” – ora diventa spauracchio da contrastare a tutti i costi caldeggiando l’investitura di un’amministrazione il più possibile neutrale e scelta esclusivamente sulla base delle proprie competenze. Ne parla oggi, ad esempio, il giurista Sabino Cassese sul giornale “L’Economia”. E’ auspicabile o meglio doveroso che chiunque sia nominato dal Governo Conte in ruoli delicati possieda un’adeguata preparazione. Ma una battaglia che in altri momenti avrebbe potuto essere pienamente condivisibile oggi suona un po’ stonata. Tutti abbiamo avuto modo di verificare, anche negli ultimi giorni, l’evidente faziosità di alcuni alti rappresentati dell’amministrazione pubblica ed ora che le nomine spettano a Lega e Movimento 5 Stelle improvvisamente si invocano neutralità ed imparzialità proprio quando per la prima volta si prospetta finalmente una boccata d’aria fresca nelle stanze dei bottoni.