di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

È un ben “misero” gioco di parole: il disagio sociale resta stabile. Sembra una buona notizia ma non lo è, perché il disagio sociale, pur fermo, è comunque alto. Così lo ha rilevato Confcommercio attraverso il suo Misery Index che ha confermato come nel mese di maggio 2018 in Italia la povertà non sia affatto arretrata.
La “miseria” quindi è stabile, cioè non peggiora, rispetto al mese di aprile e dopo i mesi di febbraio e marzo che avevano registrato una lieve inversione di tendenza. Dall’indice emergono ovviamente una serie di valutazioni e considerazioni da parte di Confcommercio, come ad esempio che «i progressi registrati negli ultimi anni sul versante del mercato del lavoro, che hanno permesso il ritorno ai valori pre crisi, sono stati insufficienti a garantire un reale ridimensionamento della disoccupazione». Nonostante la sostanziale e decretata insufficienza delle misure introdotte nel mercato del lavoro dalle ultime riforme, in primis il Jobs Act, Confcommercio si spinge a valutare che «l’indebolimento del quadro congiunturale e l’irrigidimento delle norme contrattuali», leggasi le novità che potrebbe introdurre il decreto dignità, se restasse così com’è, con l’inasprimento delle regole del contratto a termine, «rischiano, nei prossimi mesi, di vanificare i miglioramenti conseguiti negli ultimi periodi», così sbilanciandosi, come ieri ha fatto anche l’Ocse e nonostante i suoi stessi considerevoli rilievi negativi, a difendere riforme che non hanno portato agli esiti sperati.
Che cosa ancora si vuole attendere, quale esito migliore potrà arrivare mai fra due anni visto il fallimento ad oggi delle misure stesse, alla luce della povertà assoluta in costante aumento, della stasi del mercato interno e dell’incertezza che aleggia incontrastata sui mercati internazionali, non lasciando così presagire un futuro prossimo di prosperità? Secondo gli esperti, partendo da Ocse, passando per Tito Boeri e arrivando a Confcommercio, non si dovrebbero toccare il Jobs Act e la Fornero in tema di previdenza, non si può ripristinare l’articolo 18 e neanche tornare al vecchio contratto a tempo indeterminato, non è possibile introdurre il reddito di cittadinanza perché i fondi non sono sufficienti, quindi ci dobbiamo accontentare dell’inadeguatezza del nostro Welfare, di conseguenza non si può far nulla per le famiglie e nemmeno per l’aumento della natalità. A quanto pare, l’unica leva su cui è possibile agire è il costo del lavoro per favorire le imprese, perché sono loro a creare occupazione che, nonostante tutte le riforme da loro auspicate e sponsorizzate, è aumentata, ma solo a tempo. Dobbiamo quindi arrenderci alla miseria e accontentarci del fatto che resti stabile? Rispondere no non equivale a seminare illusioni, vuol dire semmai essere più a contatto con la realtà quotidiana dei giovani e degli anziani, delle donne e delle famiglie, che in questi anni di lunghissima ed estenuante crisi hanno aiutato con i loro risparmi e i loro sacrifici a mantenere in piedi un intero Paese.