Al netto di una serie di considerazioni politiche e più generali, compreso il ruolo del presidente Tito Boeri, delle quali si parla in altra parte del giornale, la relazione annuale dell’Inps contiene una serie di informazioni dalle quali non si può prescindere, se si vuole conoscere il vero stato dell’arte del nostro sistema pensionistico e, almeno fino a quando non si arriverà ad una divisione nel bilancio, dei costi dell’assistenza. Quattro pensionati su dieci vivono pericolosamente intorno alla soglia di povertà, se è vero, come è vero che oltre 5,5 milioni di pensionati percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al mese. Per altri 3,5 milioni va leggermente meglio, visto che l’assegno mensile, sempre lordo, arriva fino a 1.500 euro. Di contro, sono circa due milioni che coloro che possono contare su un importo mensile superiore ai 2.500 euro. Poco meno della metà dei pensionati (il 47,1%) risiede al nord, un terzo nel sud, un quinto nel centro Italia. Le donne sono più degli uomini (53 a 47%), ma percepiscono un importo medio nettamente inferiore (oltre 500 euro di differenza). Guardando al mercato del lavoro, l’Inps segnala nell’ordine: un calo degli assicurati per lo stop ai voucher; un calo dei contratti a tempo indeterminato a fronte di un aumento dell’occupazione a termine; un aumento dell’11% degli italiani fra i 25 e 44 anni che abbandonano il Paese; per almeno il 30% dei rider, l’attività di ciclo-fattorino è quella da cui trae il reddito principale.