di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Mentre il Governo del Cambiamento (che a seconda dei punti di vista e delle necessità viene classificato di destra o di sinistra), nato sulla base di un contratto scritto e controfirmato da due partiti, Lega e M5s, che prima di allora non avevano mai condiviso nulla e che ancora oggi non si ritengono alleati, già da questo primo mese e oltre di attività continua a dare segnali concreti in merito alla sua mission, il cambiamento, la contropropaganda scelta dalle “varie opposizioni” politiche, mediatiche e social d’Italia, ancora in cerca di autore, sembra procedere spedita e convinta verso una direzione apparentemente chiara e precisa, in realtà vaga e immaginaria, che porta direttamente al passato, nel quale, però, se fosse possibile tornare indietro, i partiti che oggi si reputano di sinistra farebbero molta fatica a collocarsi.
Ad esempio, il quotidiano la Repubblica, dopo aver preconizzato nel 2014, sebbene come incubo, venti anni di Matteo Renzi al potere, oggi in prima pagina agita vecchi e «luciferini» fantasmi intorno alla figura del ministro degli Interni, Matteo Salvini, il quale a Pontida ha giustamente pronosticato 30 anni di Lega al potere.
Giustamente perché alla luce dei danni – a suon di riforme del lavoro, previdenziali e non solo – fin qui realizzati dal centro-sinistra alla guida di tantissimi Governi in Europa e in Italia, dove, differentemente da quanto la narrazione racconta, alla guida del Paese c’è stato addirittura più anni del Presidente Silvio Berlusconi, ha con le sue stesse mani aperto ampie praterie per coloro che sanno e sapranno dimostrare con i fatti di rappresentare i popoli traditi d’Europa, il ceto medio in via di estinzione, i lavoratori precarizzati e i pensionati impoveriti, le piccole e medie imprese devastate dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione dell’economia.
Non c’è solo la questione migranti ad agitare le varie anime della “sinistra”, che ricorrono al finto politically correct e per questo si abbandonano a plateali scivolate di gusto, quando ad esempio tentano di contrapporre alla linea dura di Salvini e a Pontida la foto delle quattro atlete italiane che hanno conquistato l’oro ai Giochi del Mediterraneo nella staffetta 4×400, scelte solo perr il colore della pelle. In questi giorni a fare notizia ci sono i temi del lavoro: a partire dal “tavolo riders” che proprio ieri il ministro Luigi Di Maio ha inaugurato confrontandosi con tutte le parti sociali, come da tempo non accadeva più, fino ad arrivare al decreto dignità, criticato ancora prima di “venire alla luce” e descritto come il male assoluto, perché impone un’inversione di marcia alla precarietà del Jobs Act di Matteo Renzi.
Forse è meglio così: lasciamo pure “la sinistra” sbandata e perduta nelle ombre e nei feticci degli anni ’70, e ancora prima, ad impegnarsi in faccende inutili e in Congressi surreali che non riusciranno mai ad essere seriamente celebrati, mentre chi sa fare e realizzare sta cambiando un mondo e una Nazione che, così com’era diventata, non apparteneva più agli italiani, a prescindere dal loro colore.