Prima il tavolo sui riders e poi il Consiglio dei ministri con l’approvazione del decreto-legge che contiene, fra le altre cose, delle modifiche al Jobs act. La giornata del Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, è stata molto intensa e produttiva, raccogliendo il sostegno del suo omologo vice premier, Matteo Salvini, il quale, dopo aver fatto i complimenti al collega, ha aggiunto: «È la conferma che il governo passa dalle parole ai fatti». Ed effettivamente quel che si può osservare è un lavoro di squadra che, al netto delle naturali e legittime differenziazioni, sta facendo progredire quel contratto di governo sul quale Lega e MoVimento 5 Stelle hanno puntato molto. L’impegno internazionale del Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, gli interventi del leader leghista sul versante della sicurezza dei cittadini ed ora la doppia mossa di Di Maio sono tutti elementi che possono essere letti in continuità perché riportano al centro la dignità dell’Italia e delle persone, compresi gli stessi migranti, le cui misere condizioni sono sfruttate da scafisti e profittatori senza scrupoli (caporalato docet). Tornando al tavolo sui ciclo-fattorini, nei prossimi giorni proseguirà il confronto sotto un profilo più tecnico. L’obiettivo, molto pratico, è quello di individuare un pacchetto di tutele, dalla retribuzione al monte ore, dalla malattia all’assicurazione contro gli infortuni, dalla formazione ai dispositivi di protezione individuale, passando per la maternità ed altre misure di welfare. Non è facile, soprattutto perché all’interno delle stesse piattaforme digitali vi sono impostazioni molto differenti, ma possibile, se consideriamo che quattro di queste, che rappresentano circa il 45% del mercato nazionale, hanno già prodotto una Carta dei valori. Solo dopo si individuerà lo strumento contrattuale che meglio assicura la copertura di questi nuovi lavori. Sul versante del decreto-legge, l’attenzione si è al momento catalizzata soprattutto sui contratti a tempo determinato e su un doppio contrasto, ai licenziamenti illegittimi e alle delocalizzazioni selvagge, spesso due facce della stessa medaglia. La liberalizzazione dei contratti a termine introdotta con il Jobs act non ha aiutato; i posti di lavoro, almeno nominalmente, sono aumentati, ma la qualità degli stessi è purtroppo peggiorata. Ed allora, proseguendo sulla falsariga di quanto sta accadendo con i riders, è fondamentale che il governo prosegua nel processo di coinvolgimento delle parti sociali allo scopo di trovare soluzioni condivise per il rilancio del Paese.