di Caterina Mangia
Ivrea, la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento, ha conquistato ieri il titolo di 54esimo sito dell’Unesco Italiano. Ad essere insignita del riconoscimento è una vera e propria “Città del Sole” novecentesca, una realtà urbana che si è sviluppata intorno a una visione, un sogno: quello degli industriali Camillo Olivetti e suo figlio Adriano, che hanno voluto dare alla loro città natale un’impronta produttiva e al tempo stesso sociale. Intorno a via Jervis, che un tempo era il cuore pulsante della fabbrica Olivetti, sorgono infatti case popolari, unità residenziali, officine, asili, e centri per i servizi sociali costruiti pensando all’armonia, alla serenità e al benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Lo stile e l’estetica con cui sono stati pensati e realizzati gli edifici, in pieno Novecento, continuano a reggere l’arduo confronto con il passare dei decenni.
Con la decisione del 42esimo Comitato del Patrimonio Mondiale, in corso in Bahrein, dunque, non è stata premiata soltanto una compagine architettonica, ma un ideale, un progetto, uno slancio: quello di mettere l’uomo e il lavoratore – e non il solo profitto-, al centro delle attività economico-produttive.
Per il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Alberto Bonisoli, il riconoscimento «va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo».