di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
L’Italia sta attraversando una stagione difficile, ma ricca anche di opportunità. Siamo ormai da molti anni alle prese con una crisi di sistema determinata dall’ondata dirompente della globalizzazione che ha travolto un Paese impreparato ad affrontarla in modo adeguato, da un lato a causa del perpetrarsi di criticità mai risolte e dall’altro a causa della mancanza di un senso profondo di comunità. Per invertire la tendenza occorrono soluzioni innovative capaci di innescare una ripresa economica inclusiva che sia in grado di aumentare il benessere generale e rafforzare la coesione sociale. È necessario un profondo senso di responsabilità e solidarietà da parte delle istituzioni, dei sindacati, delle aziende e di tutte le associazioni che rappresentano i cittadini. Non solo a livello nazionale ma anche a livello locale. Questa visione è alla base della proposta avanzata dall’Ugl sul “contratto di comunità”, che ha raccolto il consenso e l’attiva partecipazione di figure illustri del mondo politico, economico ed accademico, come l’ex ministro Sacconi ed il Centro Studi che si riunisce nel Bollettino Adapt. Si tratta di realizzare in ambito territoriale accordi fra parti sociali, corpi intermedi ed istituzioni coinvolgendo e mettendo in rete tutti gli attori locali al fine di costruire sinergie e quindi non solo mettere in moto l’occupazione e l’economia, ma anche ricreare quel senso di comunità che negli anni è andato in parte perduto. Tutt’altra cosa rispetto ai cosiddetti patti territoriali: il contratto di comunità è un vero e proprio progetto di sviluppo condiviso tra lavoro, impresa, società civile ed istituzioni, con risvolti quindi non semplicemente economici ma anche sociali. Un contratto che abbia come cardine la partecipazione dei lavoratori, che comprenda misure fiscali di incentivo alla produzione in cooperazione con le autorità comunali e regionali, che preveda un adeguato potenziamento delle infrastrutture – dal web ai trasporti – a sostegno della competitività e della conciliazione, che garantisca un’adeguata offerta di servizi assistenziali e socio-sanitari per consentire un più agevole bilanciamento fra le esigenze di lavoro e di cura, che tuteli rigorosamente salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che presti attenzione all’impatto ambientale, che favorisca l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro mediante una stretta collaborazione fra scuole ed università, centri per l’impiego, enti formativi e bilaterali ed aziende. In sintesi un fronte comune per lo sviluppo ed il benessere, a partire dalla comunità locale. Si tratta di una proposta profondamente innovativa che richiede visione, coraggio, senso di appartenenza e voglia di mettersi in gioco, da sostenere proprio perché il Paese ha un profondo bisogno di cambiamento e di slancio nel segno della coesione sociale.