di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Lo confermano i dati Istat e Confcommercio sulla frenata dei consumi e sulla crescita del disagio sociale

Così come le politiche economiche del quinquennio a guida PD non sono state in grado innescare una ripresa tangibile, allo stesso modo quelle sociali non hanno contrastato in modo sufficiente povertà e diseguaglianze. Lo attestano, fugando ogni possibile dubbio, i numeri. Ieri il Misery Index di Confcommercio, in crescita fino ad oltrepassare i 18 punti, ha confermato l’inasprirsi del disagio sociale causato dalla disoccupazione, che coinvolge stabilmente circa tre milioni di italiani. Oggi i dati Istat sul commercio rilevano la frenata dei consumi, con la flessione più marcata dal dicembre 2013, con un ribasso su base annua che ammonta al 4,6% in valore ed al 5,4% in volume. Dati che lasciano presagire per i prossimi mesi una flessione dei ritmi produttivi, dopo il rallentamento del Pil già verificatosi nel primo trimestre del 2018. Un pericoloso effetto domino che dalla diminuzione dei consumi interni, particolarmente rilevante per la nostra economia, porta ad un calo della produzione e quindi dell’occupazione. Un circolo vizioso di depressione che va contrastato con azioni forti e dirompenti, necessarie per risollevare le sorti del Paese. Occorre un vero e proprio shock per rianimare l’economia italiana e quindi offrire ai nostri concittadini prospettive di benessere. Un taglio netto e significativo delle tasse che opprimono il mondo del lavoro, con particolare riferimento al cuneo fiscale, specie sull’occupazione a basso reddito. Si comprende il senso di una proposta dirompente come quella della flat tax, volta a rinvigorire le nostre imprese in affanno, che pagano tasse troppo alte mentre le multinazionali continuano ad operare pressoché indisturbate mantenendo le proprie sedi centrali nei paradisi fiscali. Investimenti sostanziosi in tecnologia e ricerca, per mantenere la nostra produzione al passo con i tempi. Una burocrazia finalmente accessibile ed un rapporto semplificato e lineare con la Pubblica Amministrazione. Ed, infine, un vero e proprio Piano Marshall di investimenti in opere pubbliche col compito di garantire occupazione e sviluppo, presente e soprattutto futuro, colmando i profondi gap infrastrutturali che penalizzano l’economia italiana. Ci auguriamo che, come dichiarato dal nuovo premier, si inauguri una stagione nuova fondata su un approccio diverso al capitalismo, improntata sul valore della responsabilità sociale, basata su politiche economiche finalmente lungimiranti e di ampio respiro.