Lo sapevamo, lo abbiamo più volte scritto, ma fa impressione lo stesso e soprattutto oggi con un Governo al suo debutto. Il segno “meno” adesso si trova davanti ad una serie di indicatori economici che all’improvviso rivelano tutta la debolezza della nostra economia, in particolare del mercato interno. Una situazione che preoccuperebbe anche il più fervido sostenitore del pensiero positivo, ancora di più alla luce degli effetti conseguenti alle scelte dei Governi precedenti e degli eventi che si affacciano sulle scenario nazionale e internazionale.
Nessuna vera politica industriale, una riforma del lavoro nel segno della più assoluta flessibilità/precarietà, interventi spot (gli 80 euro) per innalzare ma di poco il reddito dei lavoratori dipendenti, l’ingigantirsi della povertà ci hanno portato oggi a constatare con l’Istat che ad aprile le vendite al dettaglio scendono dello 0,7% in valore e dello 0,9% in volume rispetto a marzo, su base annua il ribasso diventa del 4,6% in valore e del 5,4% in volume. Non solo: sempre lo stesso Istituto, dall’indice “spia” sull’andamento economico, ci ha dato un’altra brutta notizia ovvero che «per i prossimi mesi si verificherà una fase di rallentamento dei ritmi produttivi», fase che segue alla «leggera decelerazione» del primo trimestre 2018. Tutto ciò va inquadrato nel contesto nazionale, in cui un Governo appena insediato nel segno della discontinuità dovrà invertire la rotta stando attento ai margini di manovra lasciati dal blocco dell’aumento delle aliquote Iva e dalla scelta che presto la Bce effettuerà ovvero il ritiro del Quantitative Easing, quindi di ingenti risorse sul mercato finanziario, già in parte ridimensionate, che tanto hanno contribuito alla crescita, pur sempre flebile, vantata e sbandierata dai Governi Renzi e Gentiloni.
C’è ancora di più, domani il neo eletto presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, sarà al suo primo debutto internazionale con il G7 2018 a Charlevoix, in Québec, dove mai come prima le potenze occidentali – Stati Uniti e il Canada per l’America, il Giappone per l’Asia, la Francia, la Germania, l’Italia e il Regno Unito per l’Europa – si guarderanno di traverso, tutti contro gli Usa tranne il Giappone. Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha già previsto che le discussioni saranno «schiette» e «forse difficili», tanto da rendere un miraggio un semplice comunicato comune, visto che non esistono al momento grandi temi da condividere.