Occorre rivedere la normativa e rafforzare, allo stesso tempo, le politiche attive
È fondamentale pensarci per tempo. Nel prossimo semestre, andranno infatti a scadenza molti ammortizzatori sociali in essere, con il risultato che si rischiano licenziamenti in serie. Chiaramente, si è ancora in tempo per intervenire, però la situazione che il nuovo Ministro dello sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio, si trova in eredità da Carlo Calenda è a dir poco complessa. Scorrendo il rapporto dell’Unità di gestione delle vertenze del Mise, si ha il polso di quella che è la situazione nel nostro Paese. In tre anni, dal 2014 al 2017, le vertenze arrivate al dicastero di via Veneto sono state 160, per un totale di 617mila addetti, per una media per stabilimento di poco meno di 3.900 unità. Nel solo ultimo anno, i lavoratori coinvolti in crisi industriali sono stati 190mila. Sul versante del ricollocamento del personale, la percentuale a tre anni è la stessa di quella registratasi negli ultimi dodici mesi: parliamo di una media del 13%, vale a dire oltre 77mila ricollocamenti nel triennio e quasi 24mila nel 2017. In questo senso, l’accorpamento fra i due Ministeri potrebbe aiutare, in quanto si evitano duplicati di tavoli di confronto e, soprattutto, si possono mettere a sistema le azioni di recupero e rilancio industriale con le politiche attive, agevolando così gli eventuali passaggi di proprietà o, quanto meno, la riqualificazione del personale dipendente coinvolto nelle crisi.