di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl
Chissà che la globalizzazione, insieme a tante nefandezze, non possa essere il veicolo mondiale di diritti che si praticano in alcuni Paesi occidentali, neanche in tutti.
Potrebbe fare un certo effetto a un italiano, abituato ad una infelice quanto miope propaganda negativa sulla propria patria, sempre vista, descritta e convinta di esserlo arretrata e in perenne ritardo, sapere che uno storico sciopero stia per avvenire negli Stati Uniti – la patria dei liberismo – e in particolare a Las Vegas dove i baristi sono sul sentiero di guerra, al punto da portare alla paralisi la mecca del divertimento e dei matrimoni lampo. Si tratta di 50 mila persone tra baristi, cuochi e camerieri, per 34 Casinò che stanno per arrivare alla decisione di organizzare uno sciopero ad oltranza contro il Tipsy Robot, il braccio meccanico costruito a Torino che prepara automaticamente i cocktail. A portarli ai tavoli ancora resistono persone e soprattutto cameriere in carne ed ossa.
La leader del sindacato dei dipendenti dei Casinò ha dato voce ad una paura che evidentemente non abbiamo solo noi in Italia dove la crescita è ancora troppo flebile e dove la disoccupazione, soprattutto giovanile, viaggia a due cifre, ma esiste anche negli Stati Uniti uno dei Paesi più tecnologici e avanzati. A quanto pare la “sindacalizzazione” di alcuni figure più o meno professionali, fino a qualche tempo fa prive di tutela, si sta facendo nella terra delle (tante, troppe) libertà e dei “self made men”. Così come qui in Italia, Paese dalla forte tradizione sindacale e con un welfare in declino ma che in confronto a quelli degli Usa si staglia ancora come un’oasi nel deserto, nuove figure “professionali”, i riders ad esempio, stanno uscendo da una terra di nessuno, non solo grazie alla loro volontà e capacità di mobilitazione che li ha portati a scrivere una sorta di carta dei diritti, ma anche grazie alla capacità di ascolto di un nuovo Governo, e in particolare del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, che come primo atto ha scelto di riunirsi intorno a un tavolo di trattativa con loro per ascoltarne le richieste. Anche i nostri riders, come quelli di tutti il mondo, sono “schiavi” di un’automazione o di una piattaforma digitale, con la quale non si scelgono solo menù ma dietro alla quale si nascondono persone che sapientemente sanno giocare con le anomie di un ordinamento giuridico, inadatto ovviamente ad aggiornarsi alla stessa velocità con cui ormai procedono le innovazioni tecnologiche. Un’automazione che potrebbe schiacciarli o potrebbe indurli invece a svegliarsi, a prendere coscienza dei loro diritti. Un sfida per il sindacato che avrebbe tutto da imparare e anche, a volte, da insegnare.