L’obiettivo è intervenire entro l’estate con un decreto legge. Facendo seguito a quanto inserito nel contratto di governo, Lega e MoVimento 5 Stelle si stanno preparando a cambiare la Fornero, attraverso la reintroduzione del sistema delle quote, fissando il paletto a quota 100. Tale soglia si raggiunge dalla somma fra età anagrafica ed anzianità contributiva. Come si ricorderà, tale meccanismo era quello normalmente vigente prima della riforma del dicembre del 2011 che ha portato ad un innalzamento repentino dell’età pensionabile e, soprattutto, ha cancellato di colpo le pensioni di anzianità. Ora si riparte da quota 100, con, in alternativa, l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi. Tale riforma dovrebbe costare intorno ai cinque miliardi di euro, parzialmente reperiti attraverso la cancellazione dell’Ape sociale, l’anticipo pensionistico riconosciuto a legislazione vigente soltanto ad alcune categorie di lavoratori, addetti in attività particolarmente gravose. Il conto definitivo dipende chiaramente dai parametri che si intenderanno utilizzare. Altre entrate arriveranno dal taglio sulle pensioni d’oro. La previsione di un’età minima fra i 63 e i 64 anni riduce chiaramente il costo. Intanto, l’Inps ha fornito i numeri delle pensioni in pagamento. Sono quasi 407mila quelle in pagamento da oltre 38 anni. L’importo medio nel pubblico (1.650 euro) è più alto che nel settore privato (1.466 euro).