Il dilemma di Mattarella è tutto nei numeri. Con i quali occorre necessariamente fare i conti nella ricerca di un accordo in grado di consentire la formazione di un governo. Sembra definitivamente tramontata l’idea di un esecutivo tecnico, che si scontra con l’opposizione sia della coalizione di Centrodestra che del M5S e che quindi, senza il sostegno delle forze maggiormente rappresentative, non potrebbe contare su una maggioranza parlamentare. Considerando le ultime esperienze ed in particolare quella del governo dei professori guidati da Monti, il Paese tira un sospiro di sollievo. Rimane impensabile l’ipotesi di un esecutivo politico che unisca Pd e Centrodestra, agli antipodi dell’Emiciclo, così come appare definitivamente archiviato il dialogo fra 5 Stelle e Pd. Sembra saltato anche il tentativo M5S di dividere la Coalizione di centrodestra per formare un governo giallo-verde imperniato su una figura terza ed un accordo di programma in pochi punti. Ormai restano in piedi, quindi, tre possibili soluzioni ed il dubbio dovrà essere sciolto entro domani o al massimo per il prossimo mercoledì 9 maggio. La prima è quella di un governo politico di centrodestra a guida Lega, espressione della coalizione più vicina a raggiungere la fatidica soglia necessaria alla formazione di una maggioranza, che potrebbe cercare i voti mancanti in Parlamento e superare così lo stallo. L’incarico in favore di Salvini dovrebbe, però, basarsi esclusivamente sull’eventuale sostegno dei singoli deputati e senatori. Se il Presidente non vorrà tentare la strada del mandato al segretario della Lega per la formazione di un monocolore di destra, l’alternativa è il cosiddetto «governo di tregua». Ossia un esecutivo proposto dal Quirinale che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere totalmente super partes ed avere il compito di traghettare il Paese verso un voto anticipato a fine anno o al massimo a primavera, occupandosi, nel frattempo, solo delle vicende economiche più urgenti ed improcrastinabili e magari di una nuova legge elettorale. Un governo che dovrebbe, a partire dal nome dell’eventuale premier incaricato, garantire quell’imparzialità ed affidabilità necessarie a conquistare l’appoggio di tutti i partiti, che certo non potrebbero dare fiducia a personalità invise alla propria base, specie con le elezioni alle porte. A Mattarella, così come ai leader di partito, restano poche ore per decifrare un rebus particolarmente complesso. Altrimenti non c’è che l’ipotesi di elezioni imminenti, nel giro di poche settimane, lasciando di nuovo la parola agli elettori, che dovrebbero esprimersi anche alla luce di quanto avvenuto dopo il 4 marzo. Resta la speranza che si trovi presto una soluzione valida, in linea con la volontà popolare e capace di innescare quella fase di rinnovamento politico sempre più necessaria e non più rinviabile.