Il Ministro Giuliano Poletti arriva a parlare di «consolidamento positivo dell’assetto del mercato del lavoro». Ad andare a fondo ai dati, però, non sono poche le situazioni critiche sulle quali è necessario intervenire in maniera decisa. È vero che qualcosa si muove, ma il nostro Paese continua ad essere penalizzato da un altissimo tasso di disoccupazione complessiva, attestata all’11%, quasi il doppio rispetto ad alcuni trimestri precedenti la crisi economica. Se il dato complessivo è sostanzialmente stabile, preoccupano però due fatti: la crescita della disoccupazione fra le donne e, in secondo luogo, l’incremento dello stesso tasso nella fascia di età compresa fra i 35 e i 49 anni. Due elementi che denotano le forti carenze del nostro sistema formativo in età adulta e, più in generale, la pochezza delle nostre politiche attive. Come se non bastasse, torna ad aumentare l’inattività dei giovani fra i 15 e i 24 anni, la generazione Neet di chi non studia né lavora, cosa ancora più grave in uno scenario complessivo nel quale gli inattivi tendono a diminuire. Poco vale a questo punto la discesa del tasso di disoccupazione giovanile, se il passaggio non è verso il lavoro, ma, in non pochi casi, verso l’inattività. Del resto, c’è poco da gioire se quasi un terzo dei giovani, pur cercando attivamente un’occupazione, non riesce a trovare una via d’uscita dignitosa con una retribuzione decente.