di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Filippo Corridoni, politico e giornalista, sindacalista rivoluzionario e patriota, ha saputo farsi interprete e portavoce del popolo italiano in prima persona e fino all’estremo sacrificio. Il suo impegno in tempo di pace in difesa dei lavoratori ed in tempo di guerra come volontario contro i nemici dell’Italia di allora, rappresenta il duplice ruolo del sindacalismo, e del sindacalismo nazionale in modo particolare, da un lato difensore dei diritti delle fasce sociali più deboli e dall’altro teso al raggiungimento del complessivo interesse nazionale. Tanto che la sua figura è, sin dalla fondazione, un punto di riferimento ideale per l’Ugl. Un uomo che ha saputo sintetizzare perfettamente amore di Patria ed impegno sociale, esempio per noi tutti di coraggio ed abnegazione verso il solo obiettivo del bene del popolo e della nazione italiana. Ora la figura dell’eroe e sindacalista rivoluzionario è protagonista di un nuovo saggio di Gennaro Malgeri, testo che abbiamo voluto presentare nella nostra sede a dimostrazione non solo della qualità del lavoro del celebre scrittore e giornalista, ma soprattutto per ricordare la profonda contemporaneità del messaggio di Corridoni, anche ad oltre un secolo di distanza dalla sua morte. Come tutti noi ben sappiamo, l’Italia attraversa un momento problematico dal punto di vista politico ed economico, ancora non ci siamo lasciati alle spalle la crisi ed il nostro Paese sta faticosamente cercando di affrontare le sfide della globalizzazione salvaguardando la propria identità sociale. Se l’Italia all’inizio del secolo scorso affrontava la questione operaia e proletaria con una politica governata dalle élite borghesi in un difficile processo di modernizzazione e nel mentre tentava di affrancarsi dal dominio dell’impero asburgico, ora abbiamo “working poors” e nuove questioni sociali, le élite finanziarie, l’impero globale dei mercati. Se, quindi, i termini e le condizioni sembrano cambiati, in realtà sovranità nazionale, partecipazione popolare e lavoro restano le sfide più attuali, oggi come allora. La disillusione nei confronti della politica rende difficile continuare a credere nel valore della Patria e l’esempio di Corridoni sembra lontano se non irraggiungibile, eppure proprio ricordare quanti, come lui, dedicarono la propria vita all’Italia in uno slancio anche allora giudicato eretico può svegliarci dal torpore e rendere di nuovo possibile una mobilitazione sociale e nazionale, capace di ridestare il Paese come avvenne anche grazie al sacrificio, non certo vano, del sindacalista. A ricordarcelo, sempre, il suo celebre monito, che l’Ugl ha fatto proprio e che suona oggi più attuale che mai: “Il popolo non crede ai cultori delle cedole bancarie. Crede all’azione, a chi gli indica le vie del destino. Crede soprattutto a chi gli aprirà le strade vere della giustizia sociale”.