I dipendenti piangono e pure i datori di lavoro non ridono. Gli ultimi dati di Eurostat sul costo del lavoro nell’Unione europea confermano quanto noto da tempo: in Italia, i lavoratori guadagnano meno dei loro colleghi europei, anche a causa della pesante tassazione, cosa quest’ultima che evidentemente non soddisfa neanche chi lo stipendio lo paga. Il costo lordo orario medio in Italia è di 28,2 euro con una quota di contributi previdenziale e assistenziale del 27,5%. Il dato italiano è inferiore alla media dell’eurozona di oltre due euro; dalla Germania ci separano sei euro, dalla Francia otto euro, addirittura più di undici da Belgio. La paga oraria lorda della Danimarca arriva a 42,5 euro. Dietro di noi, la Spagna (21,2 euro), la Grecia (14,5 euro), il Portogallo (14,1 euro) e tutti i Paesi neo comunitari, con i coda la Bulgaria (4,9 euro) e la Romania (6,30 euro). Andando ad analizzare l’andamento nel corso degli anni e tenendo conto anche di fattori come l’inflazione, il potere d’acquisto degli stipendi italiani è rimasto pressoché invariato: l’incremento nominale, infatti, è bilanciato dalla crescita del costo della vita, per cui alla fine è saldo è di poco superiore allo zero. Diverso è il caso della Germania, dove il reddito dei lavoratori dipendenti è aumentato di oltre otto punti percentuali. In crescita pure la situazione nei Paesi dell’est, in particolare in Polonia.